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giulia_177


“Siamo nel 1742. Ho vissuto a lungo. Questo non me lo può togliere nessuno. Tutti quelli che ho conosciuto sono morti. Alcuni li ho mandati io stesso all’altro mondo, se poi esiste. Ma perché dovrebbe? In ogni caso, spero con tutta l’anima che non esista, perché all’inferno ce li troverei tutti, Pew il cieco, Israel Hands, Billy Bones, quell’idiota di Morgan che osò passarmi il bollo nero, e gli altri, Flint compreso, che dio l’abbia in gloria, se un dio esiste. Mi accoglierebbero a braccia aperte, con salamelecchi e inchini, sostenendo che è tornato tutto come ai vecchi tempi. Ma intanto il terrore irradierebbe dai loro volti come un sole ardente sul mare in bonaccia. Terrore di cosa? Chiedo io. Certo all’inferno non possono avere paura della morte. Che ve ne pare?”

A parlare è John Silver detto Long in persona, ormai stanziatosi sulle coste del Madagascar.
Dopo aver trascorso decenni per mare accumulando tesori e ricchezze, per il pirata è arrivato il momento di gettare l’ancora e arenarsi. Gli affetti di una vita iniziano a venir meno – prima il pappagallo Flint, poi l’amata Dolores e infine gli schiavi affrancati che chiedono di far ritorno a casa. Silver si ritrova faccia a faccia con la sua più grande paura: esser dimenticato o peggio, non lasciar alcuna traccia tangibile del suo passaggio per terra e soprattutto per mare, nessuna memorie delle sue imprese e del terrore che la sua figura incuteva al prossimo. E allora, quale miglior rimedio all’oblio del diario di bordo di una vita?
Ripercorrendo i momenti salienti della sua esistenza, dai primi passi a Bristol all’ultimo colpo di scena, John Silver ci conduce sulle strade della memoria, lastricate degli eventi che lo hanno reso leggendario: la miracolosa sopravvivenza in seguito all’ammutinamento; il salvataggio; il primo travagliato amore per Elisa, che mette in moto la serie di eventi che faranno di Long John Silver uno dei più pericolosi e affascinanti filibustieri dei Sette Mari.
Ma come tutti i personaggi nati dalla penna di Robert Louis Stevenson, connotare John Silver negativamente risulterebbe prematuro e superficiale. Infatti, per quanto il suo narcisismo ed egotismo lo facciano sentire perennemente su un piedistallo – complici l’istruzione, la parlantina ammaliatrice e la furbizia – John Silver si muove in funzione del proprio profitto, nel bene come nel male. Sicuramente violento, spregiudicato e dotato di un carattere molto forte, pronto ad uccidere pur di salvarsi la pelle quando il caso lo richiede, si mostra ad ogni modo altruista e generoso se si tratta di aiutare gli amici o fronteggiare le ingiustizie.
Un altro punto a favore di Silver è sicuramente la coerenza. Per quanto ammaliatore e manipolatore, la sua libertà di scelta e di autodeterminazione vale più di ogni cosa – motivo per cui non ha mai accettato la nomina di capitano e ha svolto scientemente il compito di quartiermastro eletto dalla ciurma per tutta la sua vita. Del resto, proprio questo ruolo gli ha permesso di salvare la vita all’encomiabile capitano England.
Un personaggio a tuttotondo, le cui sfaccettature caratteriali risaltano maggiormente quando viene accostato a personaggi positivi – come il famoso pirata Edward England, magnanimo, disposto a salvare quante più vite umane possibile durante l’abbordaggio – o negativi – per esempio la sua nemesi Duval, il piratucolo che con un colpo di cannone gli ha portato via la gamba.

Non poteva mancare una menzione speciale a Jim Hawkins, destinatario delle memorie di una delle figure più controverse e discusse della letteratura inglese – fosse solo per essere un pirata, e (forse) della peggior specie!
Sicuramente il periodo di navigazione a bordo della nave danese Sorgenfri, che oltre a spezie e tessuti era dedita al commercio degli schiavi, ha segnato Long in modo irreparabile. La sfiducia verso la brutalità a bordo delle autorità, la lotta continua per la sopravvivenza, la voglia di vivere nonostante l’ombra della forca, l’irrequietezza e l’intolleranza ai soprusi si fanno sempre più strada nella definizione dell’immagine del filibustiere, la cui efferatezza, malvagità e crudeltà trovano ampio margine descrittivo nelle pagine de L’Isola del Tesoro.
Con questo libro, Larsson traccia l’immaginaria biografia di un personaggio troppo verosimile per essere mero frutto di fantasia. E ad arricchire la narrazione, ecco comparire figure di un certo spessore, quale Daniel Defoe, il capitano Morgan, il terribile Teach – passato alla storia con il nome di Barbanera – e il sanguinario Taylor. Sullo sfondo la guerra di Successione Spagnola, la corruzione delle rotte commerciali, la lotta per la conquista delle colonie, la nascita e la morte della pirateria, e uno dei più bui capitoli della storia dell’umanità: la tratta degli schiavi.

Un libro che ti assorbe completamente e ti lascia con un po’ di amaro in bocca quando si arriva alle ultime pagine – che quasi non vuoi leggere, ma alla fine cedi e scende la lacrimuccia, mentre con lo sguardo sognante ripensi ad una vita fatta di avventure, con lo sguardo sempre rivolto all’orizzonte, ad aspettare un mercantile o un alito di vento che gonfi le vele e sventagli la temibile Jolly Roger.


“Cosa resta da dire? Ho fatto del mio meglio dall’inizio alla fine. Sono stato me stesso, quello che sono diventato, e con ciò basta. Avevo un cappio intorno al collo, ma le spalle le ho sempre avute libere. Se vi interessa saperlo.”

L'Italiano -conosciuto anche con il titolo Il Confessionale dei Penitenti Neri - è uno dei capolavori di Ann Radcliffe.
Elena, giovane bella ma umile - di origine e d'animo - si innamora di vincenzo di Vivaldi, il rampollo di una famiglia nobile. L'amore tra i giovani viene ostacolato dalla famiglia Vivaldi, che ambisce a un matrimonio più prestigioso per l'erede. Si mettono dunque in moto una serie di macchinazioni e di inganni che porteranno al rapimento di Elena e alla partenza di Vivaldi alla ricerca dell'amore perduto.

A tessere le trame di questi intrighi sono la Marchesa, madre di Vincenzo, e il monaco Schedoni, il cui oscuro passato sembra esser legato alla storia di un'ambigua confessione ricevuta nella chiesa di Santa Maria del Pianto alla vigilia di San Marco anni prima.

A fare da sfondo a questa storia sono i meravigliosi paesaggi del sud Italia. La storia infatti è inizialmente ambientata a Napoli, ma l'azione prosegue nelle vallate e sui monti Appennini, per poi aprirsi alla meravigliosa pianura del Tavoliere di Puglia e dischiudersi nei boschi della Foresta Umbra, per poi far ritorno alla meravigliosa veduta del Golfo di Napoli!

Immancabili sono gli scenari "gotici" per eccellenza: dalle chiese di San Lorenzo e Santa Chiara nel cuore del centro storico di Napoli - la cui bellezza e austerità hanno ispirato la Radcliffe - alle rovine di templi e castelli; dagli angusti e bui corridoi di una casa abbandonata alle fredde e oscure stanze, nascoste nei sotterranei del tribunale dell'Inquisizione.
Anche l'aspetto del sovrannaturale non poteva mancare di manifestarsi, soprattutto quando chiamato a risvegliare la coscienza dei lestofanti.

Approfondendo un minimo i personaggi, diciamo che nonostante una prima caratterizzazione forte di Elena, purtroppo la sua fiducia cieca nella fede cristiana e nel prossimo, non le permettono un'approfondimento e una definizione. Il risultato è un personaggio sicuramente intuitivo, ma piuttosto piatto e incapace di esprimersi.

Anche Vincenzo di Vivaldi non sembra particolarmente delineato: le sue caratteristiche principali sono la bontà d'animo, l'ingenuità e la fede nella giustizia. Nonostante la sua dichiarazione d'intenti, non riesce a convincere i genitori della fondatezza del matrimonio con Elena, e finisce spesso ingannato proprio a casa della sua impulsività.

Si potrebbe quindi pensare che il vero protagonista della storia sia il monaco Schedoni, che subisce un'evoluzione significativa nel corso della storia. Il suo cammino dall'oscurità alla luce è ovviamente solo agli inizi e, nonostante provi ad agire con rettitudine - soprattutto perchè incoraggiato e illuminato dalla bontà di Elena - purtroppo i fantasmi del passato tornano a esigere vendetta.

Sebbene l'inizio sia un po' lento, la Radcliffe è riuscita a tessere meravigliosamente gli intrighi di questo romanzo. Il colpo di scena è sempre dietro l'angolo e la narrazione è ricca di descrizioni, passaggi introspettivi e rivelazioni.

Una lettura imperdibile per gli amanti del Gothic Novel!

L’adolescenza può essere un periodo molto particolare, soprattutto quando la propria personalità e il proprio essere non coincidono con il canone. Accade dunque che basti poco ad un liceale per entrare nell’occhio del ciclone e diventare popolare perchè apertamente gay. Questa è la vita di Charlie, che dopo il proprio coming out è diventato oggetto di scherno da parte di chi gode, invece, di quella popolarità che innalza per esempio gli atleti su un piedistallo - idolatrati e venerati come eroi.
Charlie ormai è abituato a quelle occhiatine e ai mormorii che si innalzano nei corridoi al proprio passaggio. Ciò che non immagina, però, è che da lì a poco la sua vita sarà stravolta da Nicholas - Nick per gli amici - quaterback della squadra di rugby della scuola. Contro ogni aspettativa i due ragazzi riescono a diventare amici, passano sempre più tempo insieme, e sembra esserci qualcosa di più nell’aria. Ma essere adolescenti non è semplice, e anche il più puro dei sentimenti può essere contaminato dall’ombra del pregiudizio.
Riusciranno Charlie e Nick a trovarsi?

Ho adorato questo graphic novel dalla prima pagina. La semplicità delle tavole, la leggerezza dell’adolescenza - alle prese con i primi amori e le prime cotte - si contrappongono a dialoghi ben strutturati e profondi, per nulla superficiali!

Potrebbe essere etichettato come YA, ma sicuramente un graphic novel che conquista e scioglie i cuori di tutti!

Avete mai creduto nelle amicizie stagionali? Io per esempio avevo un gruppetto di amici "estivi", che vedevo solo per due settimane all'anno. Alla fine delle vacanze promettevamo di scriverci, ci scambiavamo un paio di lettere e qualche cartolina, si facevano piani per vederci, ma poi - inevitabilmente - l'entusiasmo passava, e ci si rivedeva l'estate successiva.

Accade anche a Daja e Josiah, che si sono conosciuti durante un turno alla Casa del Mais e Fagioli, uno dei tanti stand di leccornie della fiera del Campo di Zucche. A differenza delle solite amicizie stagionali, loro riescono a costruire un rapporto ben più profondo, e ogni volta che si vedono sembra che il tempo non sia mai passato: non ci sono momenti di silenzio o imbarazzo, ma scherzano, ridono, e cercano di conoscersi sempre meglio.

Purtroppo, all good things come to an end... e Josiah inizia a incupirsi al pensiero della loro ultima sera alla fiera: per lui non ci saranno più fiere autunnali a cui partecipare perchè sarà troppo preso dal college e, inevitabilmente, finisce col pensare anche a tutte le occasioni perse negli anni per conoscere la meravigliosa Ragazza dei Dolcetti, di cui è innamorato da sempre, anche se non è mai riuscito a rivolgerle la parola. Lacrimuccia.
Per fortuna al suo fianco c'è Daja, la luce in fondo al tunnel, pronta ad investirlo come un treno con la sua esuberanza e allegria!
Quale miglior compagna per intraprendere l'ultimo disperato tentativo di conoscere Caramellina?
E che ne sarà di Josiah e Daja? Riuscirà la loro amicizia a sopravvivere al tempo e alla distanza?

La storia scritta da Rainbow Rowell e disegnata da Faith Erin Hicks è un'esplosione di allegria. Non c'è un solo istante in cui al lettore sia concesso di annoiarsi o buttarsi giù - GIAMMAI! Il ritmo della narrazione è così incalzante ed impetuoso da travolgere chiunque, e le meravigliose tavole riescono a rievocare non solo le atmosfere dell'autunno, ma anche i suoi profumi e sapori!
Sfido chiunque a negare di aver avuto voglia di caldarroste o torta di zucca alla fine della lettura!
Altra menzione speciale va a Daja, un terremoto, una calamità, una forza della natura, in grado di infondere sicurezza anche al più timido e incurabile dei romantici.

Un graphic novel perfetto per questa stagione dall'aria frizzantina, che porta nel vento il profumo di castagne, l'odore dell'erba bagnata, il fruscio delle foglie secche, e il suono delle risate in compagnia!

Che succede se si riuniscono tre improbabili personaggi in una capanna immersa nel folto dei boschi lapponi? E se l'allegra combriccola adottasse una scaltra volpe? E se al mix esplosivo si unisse anche un gatto di vent'anni? Di sicuro nulla di buono! Ma procediamo con ordine.

Oiva Juntunen, originaio del Savo, è un gangster in fuga. Anni prima ha organizzato una rapina ai danni della Banca di Norvegia con altri due compari - di cui uno è il famigerato omicida Siira - e ora si rifiuta di dividere il bottino con i complici.

Sulo Remes è un maggiore che soffre di alcolismo, in piena crisi personale, matrimoniale e familiare - per non farci mancare nulla! Decide allora di spedire la moglie in Spagna e prendere un anno sabbatico per dedicarsi a se stesso.

Naska Mosnikoff è un'arzilla novantenne - la più anziana dell'antica popolazione lappone degli Skolt - che decide di scappare nell'innevata tundra, nonostante il freddo e il gelo, con il suo fedele gatto, per sfuggire all'imposizione governativa che la reputa non autosufficiente e vuole relegarla alla vita da ospizio.

Tre personalità in fuga dalla vita, dalla società, da se stessi, che si trovano ad abitare un cottage abbandonato sul monte Kuopsu. E' così che, improvvisamente, quello spazio silenzioso e incontaminato diventa l'ombelico del mondo, sede di festini, cene in allegria e vitalità.
Ma come tutte le cose belle, anche questo stato di calma apparente è destinato a finire. Che succede quando l'allegro covo di fuggiaschi diventa oggetto di attenzioni indesiderate? Beh, semplice! Si ricorre alle Volpi Impiccate! E se neanche questo bastasse a tenere lontano il famigerato Siira, mosso dalla sete di vendetta? Hehe! Leggere per sapere!

Come altri lavori di Paasilinna, i protagonisti sono anime tormentate, che non riescono ad adeguarsi alle fin troppo strette convenzioni sociali e alle etichette loro imposte: la moglie di Remes si vergogna del mero grado di maggiore del marito, che non porta certo grandi entrate economiche e la relega a occupare un insignificante gradino sul podio dello status sociale; Naska non vuole arrendersi all'idea che gli anziani debbano per forza essere considerati rimbambiti e vuole vivere secondo le sue regole ' come del resto ha sempre fatto; Juntunen non riesce a rinunciare agli agi e al lusso, ormai avido e avaro schiavo dell'oro che si porta dietro da anni. Ma una seconda possibilità, per fortuna, non si nega a nessuno - e Paasilinna lo sa.
La critica alla società capitalista, al consumismo, ai modi e ai costumi dell'alta borghesia si evince nel linguaggio ironico e sarcastico - talvolta graffiante talvolta struggente - che sgretola i pregiudizi e i luoghi comuni sulla cultura finlandese. Ed è qui che entra in gioco il potere curativo della natura. Lontano dalla movida, dal caos, dalle luci accecanti, dal traffico di incontri e scontri quotidiano, perdersi nel silenzio e lasciarsi cullare dai suoni boschivi diventa curativo - anche se non si riesce a rinunciare proprio a tutti gli agi della vita di città.

Un altro argomento per cui il black humor non si risparmia, anzi, affila ulteriormente la penna di Paasilinna, è la guerra - o meglio, le guerre. La Finlandia infatti ha conquistato l’indipendenza dalla Russia nel 1917, e da allora, per ogni guerra scoppiata in Europa, i finlandesi sono stati chiamati a proteggersi dalla minaccia della nuova invasione russa e, inevitabilmente, dalla possibilità di occupazione da parte degli eserciti Alleati - non a caso, i riferimenti alla NATO e ai tedeschi non lasciano per nulla spazio a fraintendimenti.

Se non vi siete mai avventurati nel cuore di un bosco lappone nel pieno dell'eterna notte invernale, se l’aurora non vi ha mai sorpresi con i suoi colori, se non siete familiari con la storia e la cultura finlandesi, questo libro può rivelarsi sì difficile da comprendere senza cadere nel pregiudizio, ma sicuramente una grande opportunità per approfondire la conoscenza di paesaggi, tradizioni e pezzi fondamentali di vissuto finnico, descritti dal genio di uno degli autori più amati di sempre!

L'Altra Metà delle Fiabe è un libricino che raccoglie tre storie tratte da Lu Cuntu de li Cunti dello scrittore partenopeo Giambattista Basile (Sole, Luna e Talia / Cagliuso / La Gatta Cenerentola) e tre favole del francese Charles Perrault, tratte da I Racconti di Mamma Oca (La Bella Addormentata / Il Gatto con gli Stivali / Cenerentola).
Le seconde ci suoneranno sicuramente più famose e, non a caso, per la presenza di molti più elementi fiabeschi e fantastici sono state fonte di ispirazione per personaggi dell'universo Disney, Dreamworks et similia. Ma in realtà, ciò che forse molti non sanno è che sono stati proprio gli scritti di Basile - peculiari per loro vena realistica, oscura e talvolta oscena - a ispirare la fantasia di Perrault.
Come sottolinea la curatrice della raccolta Antonella Castello, non si cerca di fare critica letteraria attraverso il parallelo tra fiabe. Il libro ha, infatti, il solo scopo di condividere con il lettore quale sia stata l'origine della fiaba e quando si sia iniziato a trascrivere i racconti che fino ad allora venivano tramandati esclusivamente a voce. Che poi scatti automatico il paragone tra storie così simili eppur diverse, credo sia del tutto naturale, per quanto personale. Certo è che - vuoi per un adeguamento al pubblico, vuoi per tradizione - nelle favole di Perrault non v'è traccia del crudo realismo di Basile, e nei personaggi e nelle vicende narrate.
Se dovessi scegliere tra i due autori, a occhi chiusi e orecchie aperte tenderei la mano a Giambattista Basile.

Unico neo - se proprio dobbiamo trovare qualcosa di negativo da dire - è la traduzione in italiano delle favole scritte in napoletano. Ahimè, in questo caso sono di parte, e una traduzione ad litteram come quella proposta, purtroppo, fa perdere un po' dell'ambientazione e del verismo che caratterizzano gli scritti di Basile - e diventa complicato per il lettore contestualizzare e capire alcune espressioni idiomatiche.

Inutile dire che ABEditore crea dei libri che sono piccoli gioielli, e colpiscono la vista prima di arrivare al cuore! E dunque, dulcis in fundo... questa edizione è impreziosita dai bellissimi disegni di Arthur Rackham - che più gotico e vittoriano di così!

Sicuramente un must-have nella libreria!

Ho iniziato a leggere questo libro per un GDL - in teoria dovevano essere quattro tappe, inuile dire che le ho bruciate tutte.

La prosa è chiara e, nella sua semplicità, riesce a inglobare il lettore, il quale si trova catapultato in Idaho, nella casa della famiglia Westover, dove la parola affetto subisce mille sfumature di significato, fino a scadere nella violenza psicologica e fisica.
Tara è l'ultima di sette figli e ,forse per questo, risente maggiormente delle dinamiche familiari. Il papà, Gene, è un mormone estremista che crede che tutto accada per volere divino. La madre invece è cresciuta in città, circondata da comfort di ogni genere. A 19 anni viene catturata dalla personalità affascinante, anticonformista e fuori dal comune di Gene e decide di seguirlo in campagna per intraprendere una nuova vita.
Quella che inizialmente sembra essere una scelta consapevole si rivela però essere un soffocato grido di aiuto - Gene infatti impone le sue idee e il suo credo a tutta la famiglia: solo i tre figli più grandi hanno un certificato di nascita registrato; pretende che la prole venga istruita a casa dalla moglie; diffonde il panico in famiglia con storie su un possibile arrivo dei Federali che li avrebbero sterminati tutti; si prepara alla "Fine dei Giorni" sotterrando fucili, costruendo un bunker e immagazzinando quintali di pesche sotto spirito e altre conserve; tutti i figli, indipendentemente dall'età e dallo status fisico, devono contribuire all'attività di famiglia: raccolta materiali dalla discarica e ditta di costruzioni.

La madre di Tara, cultrice della medicina omeopatica, riesce a contrastare (parzialmente) la follia del marito, fino a quando - a causa di un bruttissimo incidente stradale per cui Gene si rifiuta di chiamare l'ambulanza - un trauma cranico non le impedirà di avere il controllo su se stessa e sulla famiglia.

Ecco che Luke, Tyler, Richard e Tara - i piccoli di casa - si troveranno quindi a doversi destreggiare tra la vita in discarica, gli incidenti domestici e la voglia di fuggire da quella gabbia di follia, mortificazione e violenza.

E' stata una lettura dolorosa sotto molteplici punti di vista, soprattutto perché, come sottolinea la Westover, siamo noi che - abbassando le nostre difese - permettiamo a chi amiamo di ferirci. E pur riconoscendo il pericolo, non è facile lasciarsi tutto alle spalle e scappare: chi ti ha messo sotto scacco fisico ed emotivo una volta, ahimè, potrà farlo sempre.
E un'altra tendenza delle vittime che amano troppo è proprio la costante giustificazione di atteggiamenti violenti e umiliazioni gratuite perché lo fa solo per il mio bene; lo fa perché sono sbagliata; lo fa perché l'ho provocato io... - acuendo solo il senso di colpa per qualcosa di cui in realtà non si è assolutamente responsabili.

Per fortuna, una via d'uscita c'è: l'istruzione.
Questa semplice parola in realtà dischiude un mondo di possibilità, che vanno ben oltre le credenze, gli estremismi religiosi e la violenza. E' proprio attraverso la conoscenza e l'arricchimento culturale, attraverso la sperimentazione di un mondo al di là della Principessa Indiana e del sistema di valori dei Westover, infatti, che Tara, Richard e Tyler riusciranno a intravedere un futuro più roseo di quello prospettato loro dai deliri di Gene e la violenza di Shawn.

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Un romanzo bellissimo, che in alcuni momenti è stato come un macigno sullo stomaco e mi ha lasciata in apnea e senza aria; che in altri ha fatto riaffiorare immagini devastanti della mia fragilità emotiva, di quando credevo di avere l'amore che meritavo, e non quello che speravo.
E come Tara, ho avuto bisogno di guardarmi allo specchio per vedere la donna che sono oggi e ricordare il mio fantasma che si rifletteva nello specchio sei anni fa. La voglia di abbracciare questa donna è tanta, inutile nascondervelo. Così come è superfluo aggiungere che questo piccolo, grande libro è stato messo di diritto sullo scaffale dei Libri del Cuore.

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Funny fact!
Durante la lettura ero su Deezer ad ascoltare gli HIM quando, inaspettatamente, sono partite in ordine:

Help dei Papa Roach
You're Gonna Go Far, Kid e The Kids aren't Alright degli Offspring.

Tutte canzoni che sposano benissimo l'argomento del libro! Sarà stato il caso? Un segno del destino? Non ne ho idea, ma sicuramente è venuta fuori una mini playlist di accompagnamento!

Ho appena finito di leggere questo libro, debutto della scrittrice Tamsyn Muir e primo volume della trilogia The Locked Tomb (seguono Harrow The Ninth e Alecto The Ninth), e sono letteralmente SENZA PAROLE!
E' uno dei volumi più chiacchierati del web - e non a caso, aggiungerei!
Sebbene mi sia ripromessa di dare un giudizio complessivo solo a saga ultimata, non posso esimermi dall'esprimere un parere preliminare!

La trama sembra inizialmente complessa e contorta. La storia inizia in medias res: in un tempo lontano, in una galassia lontana, arriviamo in un sistema solare noto come l'Impero, formato da 9 pianeti. L'imperatore, il Necrore Supremo, regna sulla Prima Casa - il primo pianeta, la cui descrizione ricorda un po' Mercurio. Gli altri 8 pianeti sono governati da famiglie di Necromanti, ognuno specializzato in una particolare disciplina necromantica.
Troviamo Gideon nella sua cella, in procinto di scappare dalla Nona Casa, il pianeta su cui vive, e sul quale non si è mai sentita pienamente integrata. E' un pianeta freddo, il più lontano dalla Prima Casa, oscuro - e a me ricorda troppo Plutone! Ma torniamo a noi... Gideon è in attesa di una navetta-taxi, ma a un passo dalla fuga, la sua nemesi e regnante del pianeta, l'erede Harrowhark Nonagesimus, la blocca e, con un sotterfugio, la obbliga a seguirla in un'impresa che porterà sì Gideon lontano, ma non proprio come lei avrebbe immaginato.

Se ascenderete al rango di Littore, o se tenterete e fallirete, il Magnanimo Signore sarà comunque consapevole di aver richiesto uno sforzo titanico. Siete gli onorevoli eredi e custodi delle otto Case. Immani doveri vi attendono. Se non vi scoprirete galassie, non sarà poi così male scoprirvi stelle...


Gli Eredi delle 8 Case e i loro paladini, infatti, sono stati convocati presso la Prima Casa: l'Imperatore è in cerca di nuovi Littori, e solo i più degni saranno candidati alla tanto agognata posizione. Avranno inizio una serie di sfibranti prove, duelli dal sapore medievale e test di sopravvivenza che metteranno a dura prova il legame tra paladino e Necromante.
Unico, significante problema: Gideon e Harrow non hanno un rapporto, la loro relazione si basa su un reciproco, crescente odio, e sarebbero pronte a tutto pur di arrecare sofferenza all'altra. Riusciranno a trovare un punto d'incontro e fronteggiare sfide estenuanti, paladini e continue trappole? Read to know!

La trama è appassionante; la scrittura è nel complesso scorrevole;il linguaggio è onesto e a tratti scurrile; i personaggi sono delieati meravigliosamente; il romance è una parentesi e non il fulcro della vicenda!!! E finalmente un fantasy per adulti, e non un altro YA prevedibile e a tratti scontato.

La Muir è riuscita a sviluppare personalità complesse, lasciando nulla al caso o alla banalità.
Che si parli di personaggi principali o secondari, le loro storie sono avvincenti e appassionanti, e più si va avanti nella lettura più si vuole scoprire, sapere, investigare. Ciascuna delle dramatis personae è indispensabile e non si può essere indifferenti a nessuna di esse. Un altro tratto fondamentale, è la libertà sessuale che accompagna ciascun personaggio - Gideon è dichiaratamente lesbica, ma non mancano sfumature queer e gender fluid per ciascun figurante. Personalmente, ho adorato Gideon e amato alla follia Harrow - ma tanti sono gli eredi e i paladini che ti entrano nel cuore.
E' il classico libro per cui vorresti che l'autore fosse il tuo migliore amico e potergli telefonare anytime per chiedere cose, analizzare dettagli, dare sfogo ai pensieri che ti ballano per la testa... Shall I say more?

In fine, una delle cose che più mi ha colpita è l'impossibilità di delineare esattamente un genere letterario che definisca Gideon The Ninth: è un fantasy, certo, ma raccoglie elementi di sci-fi, ambientazioni gotiche, formule medievali e principi di esoterismo e necromanzia. Il tutto inondato da fiumi di dark humor e sprezzante ironia.

Per ora non aggiungerei altro, se non intimarvi di leggerlo!

P.s. Aspettiamo Harrow La Nonaaaaaaaa!!!

Bruciare prima di leggere...

Inizia così la corrispondenza tra Rossa e Blu, due agenti del tempo avversarie, in continua lotta tra loro. Tra le macerie e i cadaveri del campo di battaglia, Rossa apre la lettera che le ha scritto Blu. Non potrebbe farlo, non dovrebbe farlo, eppure, eccola lì, a stringere nella memoria quel frammento di lettera. Rossa ancora non lo sa, ma proprio quella lettera sarà l'inizio della fine del mondo per come lo conosce - iniziano a spalancarsi possibilità che non aveva mai considerato, porte che non aveva neppure lontanamente sognato di varcare.

Siamo in un anno e in un tempo non definiti, uno dei tanti sulla treccia del tempo. L'Agenzia e il Giardino lottano per il controllo del futuro, modificando o stravolgendo il passato. A combattere per loro, in prima linea, due delle migliori reclute: Rossa e Blu, così simili eppur così diverse. Per loro vincere non è solo un dovere, ma un imperativo, e senza rendersene conto, fanno l'una da esempio all'altra. Si sfidano silenziosamente; si spronano ad essere migliori; celebrano l'una le vittorie dell'altra, come due sportive paladine. Ed è proprio sulla base di questo rapporto fatto di incontri e scontri, che nasce un reciproco interesse. Rossa sa chi sia Blu, sa quanto infallibili siano i suoi attacchi, e Blu la cerca sul campo di battaglia, la segue, la avvicina.
Ma cosa accadrebbe se le due iniziassero a lasciarsi dietro frammenti di vissuto, messaggi nascosti, parole in codice? Quello che lìAgenzia infatti teme, è proprio che Rossa sia nel mirino di Blu, pronta a far scattare una trappola per attirarla a sé e farla diventar parte del Giardino. E' dunque questo che si nasconde dietro il primo approccio di Blu? Non ha fatto altro che servire il Giardino e i suoi scopi? E se la contromossa ideata dall'Agenzia si rivelasse letale per la paladina ?

Non resta altro da fare che lanciarsi sulla treccia del tempo e cercare di salvare il salvabile.
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Prima di iniziare a leggere questo libro, ho fatto un po' di ricerche, letto recensioni e, destreggiandomi tra i pareri di chi lo ha osannato e di chi lo ha brutalmente calpestato, ho cercato di capire cosa si nascondesse dietro quelle critiche.
Sicuramente non è un libro che consiglierei a tutti. Io in primis, che non sono amante della sci-fi, ho trovato difficoltà ad entrare nella percezione temporale della storia. Ho provato a fare disegni, schemi, diagrammi, ma è stato tutto inutile. E quindi ho smesso di analizzare ogni dettaglio fisico del romanzo e mi son lasciata trasportare dalla corrente, dalle lettere, dal rincorrersi delle protagoniste - sempre un passo avanti all'altra. Ed è stato allora che ho iniziato ad apprezzarlo. Non c'è bisogno di capire come funzioni la treccia del tempo, cosa sia un nodo, cosa rappresenti una Ciocca. E credo sia stato questo l'intento degli autori sin dall'inizio: distogliere il lettore dai meri dettagli spazio'temporali, per lasciar trapelare un messaggio più importante. Alla fine della fiera, non conta chi vinca o perda la Guerra del Tempo, ciò che conta è solo come si deciderà di rispondere agli eventi, se si deciderà di perseguire il bene comune o si agirà in maniera egoistica, per perseguire la propria felicità. Ecco allora che, dopo esser state controllate per un'intera esistenza, toccherà a Blu e Rossa decidere come tessere i fili della proprie esistenze, creando nodi che loro soltanto potranno sbrogliare.

Oltre al chiaro riferimento all'importanza dell'autodeterminazione, della scelta libera su chi essere e come esserlo, un altro riferimento importante si cela proprio nei nomi delle due fazioni. L'Agenzia è figlia del futuro, usa componenti robotiche per assemblare i suoi cercatori, si basa sui principi di forza, efficienza e obbedienza. Il Giardino invece ha un non so che di primordiale, accudisce i suoi figli come germogli, li chiama innesti, e sicuramente è caratterizzato da una forte componente spirituale - mens sana in corpore sano - e si assicura la soddisazione di tutti i bisogni primari dei suoi paladini. Non a caso, Blu lascia le sue lettere in elementi naturali, mentre Rossa usa oggetti e tecnologia.
Sembra quasi voler essere un richiamo alla guerra che viviamo nel nostro quotidiano: sviluppo economico e tecnologico vs preservazione degli ecosistemi naturali.
E a maggior ragione, la relazione tra Blu e Rossa offrirebbe allora un'ulteriore chiave di lettura, che va ben oltre il romance: un effettivo connubio tra Tecnologia e Natura è allora possibile? Tornare indietro nel tempo e arrestare il surriscaldamento globale è ancora possibile? O la tecnologia e lo sviluppo economico hanno preso il sopravvento in maniera irreversibile, determinando la sconfitta definitiva del Giardino?

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Last but not the least, Blu e Rossa, Rossa e Blu. Queste due creature, degne figlie dell'Agenzia e del Giardino, che non fanno altro che rincorrersi e scoprirsi, attraverso confidenze, parole dolci, sfide, promesse di vittoria.
Rossa, ferma e statica nel suo corpo tecnologico, cangiante per adeguarsi a ogni circostanza, si riscopre attraverso le parole di Blu, si vede con occhi nuovi, occhi dei quali non riesce più a fare a meno. Blu, d'altro canto, non riesce a starle lontana, vive delle parole di Rossa e brama la lettura dei suoi pensieri, anche se potrebbero rivelarsi fatali.
Un amore acerbo,silenzioso, nato nelle ciocche della treccia del tempo, impossibile da vivere e forse, proprio per questo, ancor più bisognoso di esser consumato.

Che dire! Io ho divorato le pagine di questo libro, presa dalla forza dirompente di questa storia d'amore, tanto bella quanto ostacolata.
E qui nasce una seconda riflessione: ci si può davvero innamorare di qualcosa di così effimero come una voce, una lettera, un pensiero? E se le aspettative ci deludessero? Di certo questi dubbi saranno venuti anche a Blu e Rossa, ma Amor Vincit Omnia, e allora...

A volte devi stringere una persona anche se quell'abbraccio verrà scambiato per uno stranqolamento.