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rosegguk's Reviews (594)
Estremamente corto, si legge in pochissimo tempo e scivola via come l'olio.
Credevo fosse più lungo, lo ammetto, ma mi ha divertita lo stesso.
L'ambientazione, i soliti problemi relativamente semplici dell'alta società. C'è tutto quello che ci si aspetta da un libro d' "epoca". L'ascesa sociale, il terrore delle opinioni altrui, il bisogno di prevalere socialmente sugli altri, il potere ed il rispetto. L'entrata in società.
Mi ha divertito molto la parte finale, perché ho gioito per Antoinette . La rivalsa delle adolescenti, tsk!
A parte gli scherzi, per tutto il tempo ho provato molta pena per la povera Antoinette perché, mi sono rivista, per certi versi, in lei.
Credo che tutti almeno una volta nella vita abbiamo finito col chiederci "chissà se sparissi, se qualcuno se ne accorgerebbe, se a qualcuno importasse". E quindi è impossibile non ritrovarsi nella piccola quattordicenne che in fondo vuole solo essere amata.
Qui c'è la sua rivalsa, la rivalsa di tutti noi verso il mondo, la famiglia, la società, anche nei confronti di se stessi, veramente.
Ogni tanto una sana vittoria ci vuole, no?
Credevo fosse più lungo, lo ammetto, ma mi ha divertita lo stesso.
L'ambientazione, i soliti problemi relativamente semplici dell'alta società. C'è tutto quello che ci si aspetta da un libro d' "epoca". L'ascesa sociale, il terrore delle opinioni altrui, il bisogno di prevalere socialmente sugli altri, il potere ed il rispetto. L'entrata in società.
Mi ha divertito molto la parte finale, perché ho gioito per Antoinette . La rivalsa delle adolescenti, tsk!
A parte gli scherzi, per tutto il tempo ho provato molta pena per la povera Antoinette perché, mi sono rivista, per certi versi, in lei.
Credo che tutti almeno una volta nella vita abbiamo finito col chiederci "chissà se sparissi, se qualcuno se ne accorgerebbe, se a qualcuno importasse". E quindi è impossibile non ritrovarsi nella piccola quattordicenne che in fondo vuole solo essere amata.
Qui c'è la sua rivalsa, la rivalsa di tutti noi verso il mondo, la famiglia, la società, anche nei confronti di se stessi, veramente.
Ogni tanto una sana vittoria ci vuole, no?
Sono una lettrice curiosa, ecco. Non mi piace l'idea di non conoscere un dato genere letterario e alla fine cedo sempre alla tentazione di leggere qualcosa, anche se credo che potrebbe non piacermi. Lo faccio da quando lessi per la prima volta un thriller e un giallo. Ero certa, super sicura, che non era il mio genere. Invece alla fine mi sono persino appassionata al genere.
Leggere Poe era quindi un must, soprattutto dopo averne sentito parlare in tutte le puntate di "The Following", serie televisiva che ho adorato.
Avevo studiato Poe a scuola ed avevo letto "Il cuore rivelatore" e mi aveva fatto molta impressione, in tutta onestà. Quindi mi ero preparata psicologicamente ad un tortura psicologica data dall'orrore dei racconti. Invece sono rimasta stupita!
Eccettuate alcune sene i racconti non mi hanno impressionata come temevo e sono stati addirittura piacevoli da leggere.
Alla fine dei conti quelli che ho preferito sono stati: "Il gatto nero", che è quello che mi ha impressionata maggiormente, "Il cuore rivelatore" e "Il pozzo e il pendolo" che ho trovato particolarmente "claustrofobico".
Non saprei se sconsigliarlo o consigliarlo. Le raccolte di racconti sono un po' come i libri di poesie, in fondo.
A tempo perso lo consiglierei, sono pochi racconti ed anche abbastanza brevi quindi non sarebbe poi una gran perdita di tempo :P
Lettura estiva particolare, sicuramente XD, ma ha anche un carattere abbastanza "leggero" ed è poco impegnativo da seguire. Quindi non so, se v piace il genere buttatevi, se non lo sapete buttatevi lo stesso: è il libro giusto per scoprirlo!
Leggere Poe era quindi un must, soprattutto dopo averne sentito parlare in tutte le puntate di "The Following", serie televisiva che ho adorato.
Avevo studiato Poe a scuola ed avevo letto "Il cuore rivelatore" e mi aveva fatto molta impressione, in tutta onestà. Quindi mi ero preparata psicologicamente ad un tortura psicologica data dall'orrore dei racconti. Invece sono rimasta stupita!
Eccettuate alcune sene i racconti non mi hanno impressionata come temevo e sono stati addirittura piacevoli da leggere.
Alla fine dei conti quelli che ho preferito sono stati: "Il gatto nero", che è quello che mi ha impressionata maggiormente, "Il cuore rivelatore" e "Il pozzo e il pendolo" che ho trovato particolarmente "claustrofobico".
Non saprei se sconsigliarlo o consigliarlo. Le raccolte di racconti sono un po' come i libri di poesie, in fondo.
A tempo perso lo consiglierei, sono pochi racconti ed anche abbastanza brevi quindi non sarebbe poi una gran perdita di tempo :P
Lettura estiva particolare, sicuramente XD, ma ha anche un carattere abbastanza "leggero" ed è poco impegnativo da seguire. Quindi non so, se v piace il genere buttatevi, se non lo sapete buttatevi lo stesso: è il libro giusto per scoprirlo!
E' un libro particolare che ho letto poco dopo la scoperta di "Che tu sia per me il coltello", libro epistolare.
Qui si tratta invece di e-mail e di una conoscenza che avviene un po' per caso (nel libro di Grossman la conoscenza avviene per scelta da parte di Yair, il protagonista maschile).
Ma questa recensione non vuole essere il paragone tra due libri così profondamente differenti, tutt'altro.
Il romanzo, interamente in forma di e-mail, si legge molto velocemente come potete intuire dal numero esiguo di pagine. Io personalmente l'ho letto in circa quattro giorni (considerato che ho potuto leggerlo solo di sera prima di andare a letto si legge veramente in fretta!).
La storia è molto semplice, niente di idilliaco, è tipica del mondo in cui viviamo in cui la comunicazione è sempre più telematica.
Emmi e Leo sono due personaggi agli antipodi per quando credano di avere punti in comune. In realtà, a mio parere, non ne hanno alcuno ed è forse questo particolare a rendere la storia più interessante.
Due persone sole, si avvicinano, iniziano a scriversi senza un perché e finiscono per ritrovarsi stretti in un legame che non ha neanche una definizione. Leo e Emmi non sono una coppia di amici ma non sono neanche una coppia d'amanti. Sono qualcosa a metà, qualcosa che non ha necessariamente bisogno di essere definito.
Personalmente ho amato il personaggio di Leo Leike perché mi ci ritrovavo di più come idee. Il personaggio di Emmi mi è risultato invece controverso. Sotto quell'aria ironica che fa sorridere e che contagia c'era anche tanto da odiare, onestamente.
E' proprio per questo che i due personaggi sono opposti: Leo è un uomo abbastanza pacato, soprattutto nel suo modo di scrivere, Emmi invece è un vulcano, un cumulo di incertezze e contraddizioni. In un certo senso mi ha ricordato un po' Madame Bovary (prendete quest'affermazione con le pinze, eh!).
E' un libro con un finale un po' amaro, di quelli sospesi che ti lasciano con la voglia di saperne di più ma che allo stesso tempo non sarebbero potuti finire diversamente.
Personalmente odio i finali tronchi ma in questo caso direi che sarebbe stato impensabile qualcosa di diverso, anche se le scelte prese dai protagonisti fossero state in alcuni casi diverse.
E' un po' una storia senza speranza e senza futuro alcuno ma che allo stesso tempo deve essere preservata per il bene di entrambi.
Io quindi consiglio veramente questo libro come lettura leggera, magari per riposarsi da altri romanzi più "pesanti", o magari da portare sotto l'ombrellone quest'estate.
Il mio voto è stato 4/5 perché nonostante mi sia piaciuto non è uno di quei libri che ti lascia senza fiato e che vorresti rileggere altre mille volte. Il libro da cui non riesci a staccarti neanche dopo finito insomma.
(E poi i finali tronchi non li mando giù, neanche se dico che è una scelta azzeccata in questo caso! XD)
Qui si tratta invece di e-mail e di una conoscenza che avviene un po' per caso (nel libro di Grossman la conoscenza avviene per scelta da parte di Yair, il protagonista maschile).
Ma questa recensione non vuole essere il paragone tra due libri così profondamente differenti, tutt'altro.
Il romanzo, interamente in forma di e-mail, si legge molto velocemente come potete intuire dal numero esiguo di pagine. Io personalmente l'ho letto in circa quattro giorni (considerato che ho potuto leggerlo solo di sera prima di andare a letto si legge veramente in fretta!).
La storia è molto semplice, niente di idilliaco, è tipica del mondo in cui viviamo in cui la comunicazione è sempre più telematica.
Emmi e Leo sono due personaggi agli antipodi per quando credano di avere punti in comune. In realtà, a mio parere, non ne hanno alcuno ed è forse questo particolare a rendere la storia più interessante.
Due persone sole, si avvicinano, iniziano a scriversi senza un perché e finiscono per ritrovarsi stretti in un legame che non ha neanche una definizione. Leo e Emmi non sono una coppia di amici ma non sono neanche una coppia d'amanti. Sono qualcosa a metà, qualcosa che non ha necessariamente bisogno di essere definito.
Personalmente ho amato il personaggio di Leo Leike perché mi ci ritrovavo di più come idee. Il personaggio di Emmi mi è risultato invece controverso. Sotto quell'aria ironica che fa sorridere e che contagia c'era anche tanto da odiare, onestamente.
E' proprio per questo che i due personaggi sono opposti: Leo è un uomo abbastanza pacato, soprattutto nel suo modo di scrivere, Emmi invece è un vulcano, un cumulo di incertezze e contraddizioni. In un certo senso mi ha ricordato un po' Madame Bovary (prendete quest'affermazione con le pinze, eh!).
E' un libro con un finale un po' amaro, di quelli sospesi che ti lasciano con la voglia di saperne di più ma che allo stesso tempo non sarebbero potuti finire diversamente.
Personalmente odio i finali tronchi ma in questo caso direi che sarebbe stato impensabile qualcosa di diverso, anche se le scelte prese dai protagonisti fossero state in alcuni casi diverse.
E' un po' una storia senza speranza e senza futuro alcuno ma che allo stesso tempo deve essere preservata per il bene di entrambi.
Io quindi consiglio veramente questo libro come lettura leggera, magari per riposarsi da altri romanzi più "pesanti", o magari da portare sotto l'ombrellone quest'estate.
Il mio voto è stato 4/5 perché nonostante mi sia piaciuto non è uno di quei libri che ti lascia senza fiato e che vorresti rileggere altre mille volte. Il libro da cui non riesci a staccarti neanche dopo finito insomma.
(E poi i finali tronchi non li mando giù, neanche se dico che è una scelta azzeccata in questo caso! XD)
Questo è uno di quei libri che mi mette in difficoltà perché non so come recensirlo. Non voglio dire troppo, ma non voglio dire neanche poche cose. E una via di mezzo è difficile trovarla quando ti trovi davanti un ciclone come questo.
Partiamo da una precisazione: non è una storia d'amore.
Sì, c'è anche quella, ma non stiamo parlando di "Orgoglio e Pregiudizio" o "Anna Karenina". Minimizzare questo romanzo alla storia d'amore che occupa sì e no 1/3 del libro è riduttivo.
Lo preciso perché anche se avevo letto la trama, avevo sentito spesso parlare di questo romanzo e mi sembrava di aver capito che fosse appunto a sfondo romantico.
In realtà in giro non ho trovato nessuna trama che mi soddisfacesse perché io odio le trame che indicano troppo la via percorsa dal romanzo. Mi spiego: l'identità di Woland viene spiegata solo dopo un bel po' che la storia va avanti e piazzare la sua identità nella prima riga delle trame rovina un po' il mistero che avvolge la sua figura. Per il resto non vorrei essere nei panni di chi ha dovuto scriverla perché questo libro è un po' come il Doctor Who dei telefilm: non c'è un modo per spiegarlo, lo devi leggere!
C'è dentro mistero, comicità, pesantezza, speranze, disillusioni. C'è dentro un po' tutto ed è uno dei pochi romanzi della letteratura russa su cui ho messo le mani che mi è effettivamente piaciuto.
Il libro, come detto nella trama, è sostanzialmente diviso in due: i giorni attuali di una Mosca sconvolta dalla presenza di Woland ed i giorni riguardanti la cattura di Cristo e le varie decisioni di Ponzio Pilato.
I capitoli su Pilato sono estremamente interessanti anche se ovviamente procedono più a rilento rispetto al resto. La Mosca sconvolta è praticamente la parte tragicomica del romanzo.
Io non ho provato nessuna pietà per i poveri malcapitati (fatta eccezione per Ivan e Berlioz -scusate, potrei scrivere male i cognomi, abbiate pietà di me) ed anzi, ho anche sentito una certa soddisfazione per le loro vicissitudini e mi sono divertita veramente tanto!
Gli accompagnatori di Woland sono personaggi molto caratteristi, coloriti e divertenti e in particolar modo ho adorato il gatto, Behemot.
Poi ovviamente come in tutti i libri, ed in particolare quelli molto descrittivi come questo, ci sono stati momenti morti in cui la lettura procedeva a rilento, ma meno di quanto mi aspettassi all'inizio sinceramente!
Quindi ve lo consiglio, mi ripeto, ed il mio voto finale è un quattro.
Qui il mio 4/5 non è per il finale tronco perché i cerchi sono tutti chiusi alla perfezione e non mi ha lasciata senza alcuna domanda, ma solo perché io personalmente non amo le descrizioni minuziose che sì, ti trasportano nel mondo ma alla lunga divengono pesanti ed affaticano l'immaginazione.
Partiamo da una precisazione: non è una storia d'amore.
Sì, c'è anche quella, ma non stiamo parlando di "Orgoglio e Pregiudizio" o "Anna Karenina". Minimizzare questo romanzo alla storia d'amore che occupa sì e no 1/3 del libro è riduttivo.
Lo preciso perché anche se avevo letto la trama, avevo sentito spesso parlare di questo romanzo e mi sembrava di aver capito che fosse appunto a sfondo romantico.
In realtà in giro non ho trovato nessuna trama che mi soddisfacesse perché io odio le trame che indicano troppo la via percorsa dal romanzo. Mi spiego: l'identità di Woland viene spiegata solo dopo un bel po' che la storia va avanti e piazzare la sua identità nella prima riga delle trame rovina un po' il mistero che avvolge la sua figura. Per il resto non vorrei essere nei panni di chi ha dovuto scriverla perché questo libro è un po' come il Doctor Who dei telefilm: non c'è un modo per spiegarlo, lo devi leggere!
C'è dentro mistero, comicità, pesantezza, speranze, disillusioni. C'è dentro un po' tutto ed è uno dei pochi romanzi della letteratura russa su cui ho messo le mani che mi è effettivamente piaciuto.
Il libro, come detto nella trama, è sostanzialmente diviso in due: i giorni attuali di una Mosca sconvolta dalla presenza di Woland ed i giorni riguardanti la cattura di Cristo e le varie decisioni di Ponzio Pilato.
I capitoli su Pilato sono estremamente interessanti anche se ovviamente procedono più a rilento rispetto al resto. La Mosca sconvolta è praticamente la parte tragicomica del romanzo.
Io non ho provato nessuna pietà per i poveri malcapitati (fatta eccezione per Ivan e Berlioz -scusate, potrei scrivere male i cognomi, abbiate pietà di me) ed anzi, ho anche sentito una certa soddisfazione per le loro vicissitudini e mi sono divertita veramente tanto!
Gli accompagnatori di Woland sono personaggi molto caratteristi, coloriti e divertenti e in particolar modo ho adorato il gatto, Behemot.
Poi ovviamente come in tutti i libri, ed in particolare quelli molto descrittivi come questo, ci sono stati momenti morti in cui la lettura procedeva a rilento, ma meno di quanto mi aspettassi all'inizio sinceramente!
Quindi ve lo consiglio, mi ripeto, ed il mio voto finale è un quattro.
Qui il mio 4/5 non è per il finale tronco perché i cerchi sono tutti chiusi alla perfezione e non mi ha lasciata senza alcuna domanda, ma solo perché io personalmente non amo le descrizioni minuziose che sì, ti trasportano nel mondo ma alla lunga divengono pesanti ed affaticano l'immaginazione.