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rosegguk's Reviews (594)
Avrei voluto scrivere "Bellissimo" ma ho dovuto mettere "Bello".
Davvero bello, ne vale la pena. Lucrezia Borgia era una donna meravigliosa dal carattere forte e sensibile.
L'ho rivalutata come personaggio storico, si è mostrata diversa da coem tutti, storicamente, l'hanno sempre descritta.
Bello, davvero ma... vi prego pubblicatori stampateli a caratteri decenti questi libri! -.-
Dopo Dumas credevo di non vedere più nulla scritto tanto piccolo e invece mi sbagliavo perché questo libro é scritto a carattere microscopico, non supera i 7px, secondo me, e in molti punti in cui lei riporta libri o citazioni di lettere (ecc) il carattere si rimpicciolisce ancora di più.
Ci ho messo più di un mese a leggerlo perché di notte più di una pagina da leggere era, per me, impossibile per la stanchezza degli occhi. -.-"
Per il resto, ineccepibile.
Davvero bello, ne vale la pena. Lucrezia Borgia era una donna meravigliosa dal carattere forte e sensibile.
L'ho rivalutata come personaggio storico, si è mostrata diversa da coem tutti, storicamente, l'hanno sempre descritta.
Bello, davvero ma... vi prego pubblicatori stampateli a caratteri decenti questi libri! -.-
Dopo Dumas credevo di non vedere più nulla scritto tanto piccolo e invece mi sbagliavo perché questo libro é scritto a carattere microscopico, non supera i 7px, secondo me, e in molti punti in cui lei riporta libri o citazioni di lettere (ecc) il carattere si rimpicciolisce ancora di più.
Ci ho messo più di un mese a leggerlo perché di notte più di una pagina da leggere era, per me, impossibile per la stanchezza degli occhi. -.-"
Per il resto, ineccepibile.
Il libro si apre con una scena del passato che vede come protagonista Caroline e la sua disperazione, seguita dal gesto, in quel momento incomprensibile, dell'abbandono di un piccolo bambino indifeso.
Questo è un tipo di Prologo che personalmente adoro: rivolto al passato, spiegato solo verso la metà del romanzo. Acquista tutto un altro senso via via che la storia continua perché è il personaggio a cambiare davanti ai nostri occhi, si allarga il punto di vista, si comprendono le motivazioni -condivisibili o meno- di gesti, angosce e paure.
Subito dopo ci ritroviamo invece nell'Inghilterra dei giorni nostri, con Erica e Beth pronte a metter piede in quella casa che sembra terrorizzarle.
Mi ha colpito come il libro si sia aperto con sensazioni di insicurezza e angoscia da ambo le parti.
La storia procede velocemente, è coinvolgente pur spezzettandosi tra passato e presente.
Tendenzialmente non mi piacciono quei romanzi in cui i capitoli sono alternati -cioè presente, passato, presente, passato ecc.- perché finisco inevitabilmente per affezionarmi ad uno dei due tempi di narrazione e gli altri capitoli li vivo con più "pesantezza".
Qui invece non mi è successo!
La Webb è stata geniale nel troncare nei momenti meno appropriati perché questo mi ha spinto a leggere con ansia crescente il capitolo dopo pur di arrivare al tempo appena lasciato il più in fretta possibile.
Per questo la seconda metà del libro l'ho divorata senza riuscire a staccarmi più di tanto.
La storia è molto ben articolata, ti riempie di domande e ti lascia fare mille supposizioni.
E' una storia di donne, essenzialmente. Sono loro il centro rotante di tutta la narrazione.
Bisogna dire che la famiglia Calcott è decisamente una famiglia matriarcale, dominata da donne di carrattere molto forti nella loro debolezza.
Scopriamo infatti che anche se affrontano la vita con coraggio ed ardore (quasi tutte), imponendosi su gli altri quasi con violenza, in realtà sono donne molto fragili ed anche molto sole.
Ho odiato Caroline così come Meredith e Beth, ma anche Erica. A volte non le ho capite, le ho contestate. Però poi, alla fine del romanzo, non me la sono sentita di odiarle ancora perché le conoscevo troppo bene e purché certe scelte rimangano sbagliate sono riuscita a capirne le motivazioni e ad accettarle.
La cosa che mi ha fatto dare il voto pieno a questo libro è che non ci sono domande lasciate senza risposta. Neanche una, singolissima, domanda.
Per quanto i finali rimangano sempre aperti verso il futuro, impossibile il contrario, questo è uno di quei libri che ti da un senso di chiusura e che non ti fa disperare per la mancanza di un seguito.
Se ci fosse, lo leggerei, ovviamente. Ma la storia è finita anche così, non saprei cosa aspettarmi di nuovo, essenzialmente.
E' un libro pieno di sfumature, a cavallo tra il confine fra giusto e sbagliato.
Lo consiglierei a tutti perché c'è il giallo, c'è il romanticismo (sono riuscita ad innamorarmi di Dinny, in mezzo a tutti quei segreti), c'è la parte storica e culturale.
Insomma, c'è un po' di tutto!
Proprio un libro che vale la pena leggere, non ho altro da aggiungere.
Questo è un tipo di Prologo che personalmente adoro: rivolto al passato, spiegato solo verso la metà del romanzo. Acquista tutto un altro senso via via che la storia continua perché è il personaggio a cambiare davanti ai nostri occhi, si allarga il punto di vista, si comprendono le motivazioni -condivisibili o meno- di gesti, angosce e paure.
Subito dopo ci ritroviamo invece nell'Inghilterra dei giorni nostri, con Erica e Beth pronte a metter piede in quella casa che sembra terrorizzarle.
Mi ha colpito come il libro si sia aperto con sensazioni di insicurezza e angoscia da ambo le parti.
La storia procede velocemente, è coinvolgente pur spezzettandosi tra passato e presente.
Tendenzialmente non mi piacciono quei romanzi in cui i capitoli sono alternati -cioè presente, passato, presente, passato ecc.- perché finisco inevitabilmente per affezionarmi ad uno dei due tempi di narrazione e gli altri capitoli li vivo con più "pesantezza".
Qui invece non mi è successo!
La Webb è stata geniale nel troncare nei momenti meno appropriati perché questo mi ha spinto a leggere con ansia crescente il capitolo dopo pur di arrivare al tempo appena lasciato il più in fretta possibile.
Per questo la seconda metà del libro l'ho divorata senza riuscire a staccarmi più di tanto.
La storia è molto ben articolata, ti riempie di domande e ti lascia fare mille supposizioni.
E' una storia di donne, essenzialmente. Sono loro il centro rotante di tutta la narrazione.
Bisogna dire che la famiglia Calcott è decisamente una famiglia matriarcale, dominata da donne di carrattere molto forti nella loro debolezza.
Scopriamo infatti che anche se affrontano la vita con coraggio ed ardore (quasi tutte), imponendosi su gli altri quasi con violenza, in realtà sono donne molto fragili ed anche molto sole.
Ho odiato Caroline così come Meredith e Beth, ma anche Erica. A volte non le ho capite, le ho contestate. Però poi, alla fine del romanzo, non me la sono sentita di odiarle ancora perché le conoscevo troppo bene e purché certe scelte rimangano sbagliate sono riuscita a capirne le motivazioni e ad accettarle.
La cosa che mi ha fatto dare il voto pieno a questo libro è che non ci sono domande lasciate senza risposta. Neanche una, singolissima, domanda.
Per quanto i finali rimangano sempre aperti verso il futuro, impossibile il contrario, questo è uno di quei libri che ti da un senso di chiusura e che non ti fa disperare per la mancanza di un seguito.
Se ci fosse, lo leggerei, ovviamente. Ma la storia è finita anche così, non saprei cosa aspettarmi di nuovo, essenzialmente.
E' un libro pieno di sfumature, a cavallo tra il confine fra giusto e sbagliato.
Lo consiglierei a tutti perché c'è il giallo, c'è il romanticismo (sono riuscita ad innamorarmi di Dinny, in mezzo a tutti quei segreti), c'è la parte storica e culturale.
Insomma, c'è un po' di tutto!
Proprio un libro che vale la pena leggere, non ho altro da aggiungere.
La storia non potrebbe iniziare più semplicemente: con la spiegazione del nome del protagonista, Candido -credo che sia il nome più azzeccato di tutta la letteratura- e la sua vita nel gran castello tedesco in cui vive.
Ci vengono presentati in rapida successione i personaggi di Cunegonda e di Pangloss e tutto si svolge molto innocentemente, ma anche velocemente.
Succede infatti subito dopo le prime pagine che la vita di Candido viene sconvolta, una volta cacciato dal bel palazzo.
Le peripezie del povero Candido sono infinite ed ogni volta che tutto sembra andare bene, ecco che arriva qualcosa a sconvolgere nuovamente tutto!
Sulla sua strada Candido incontra una moltitudine di persone diverse e di caratteri differenti. Conosce nuove culture, impara cose che non sapeva del mondo e, nonostante tutto, tenta di mantenere il suo ottimismo, come gli ha insegnato il caro buon Pangloss.
La storia è un continuo dolce-amaro, un sali-scendi che sembra descrivere perfettamente il percorso di una qualunque vita.
Per quanto irreali e rocambolesche, le avventure di Candido non rappresentano altro che le continue disavventure che capitano ad ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni, anche se in misura più piccola.
Quel che Voltaire vuole farci vedere è che c'è sempre un modo per ritornare in carreggiata ma anche, e soprattutto direi, che la vera felicità non esiste, perché c'è sempre qualcosa che manca e, ancora, che la felicità non è mai eterna e che per questo dovremmo apprezzarla e tenercela stretta il più possibile.
La scrittura è molto veloce ed irriverente, fa sorridere ed anche ridere di cuore, lasciando però sempre quel gusto leggermente amaro sulle labbra.
E' un romanzo fitto d'ottimismo che nasconde, tra le righe, un profondo pessimismo. Ma si fa amare lo stesso!
Davvero un'autore che avrei dovuto scoprire prima, devo ammetterlo.
Non è un voto pieno perché ho un pallino molto grande, quando si parla di scrittura, non sopporto gli stili in cui i tempi verbali cambiano da frase a frase. Non riesco proprio a farmi scendere frasi al passato seguite da frasi al presente e viceversa, è più forte di me!
Tralasciando il doppio prologo, il libro si apre con una strana telefonata, nel cuore della notte, riguardo ad un libro in via di pubblicazione. A parlare è il Dottor Lewis, docente universitario inglese, e all'altro capo del telefono c'è Jake Fleming, giornalista del "Tribune". Quel che il Dottor Lewis vuole è un opinione, sincera, dal suo vecchio amico -conosciuto anni prima in Florida- anche se la letteratura non è esattamente il suo campo.
Tutto si mette in moto quando lo stesso Lewis non si presenta al loro appuntamento e tanto meno alla convention di cui era ospite.
Jake Fleming intuisce subito che qualcosa non va e, trascinato da questo istinto, si reca proprio a Londra per indagare sulla scomparsa del suo amico.
In questo contesto entra in contatto con svariate personalità collegate al Dottor Lewis ma, stranamente, nessuna di queste è ben disposta a parlare con lui.
E' per caso che scopre una misteriosa lista, stilata da Lewis, e l'intrigo inizia a prender forma.
Grazie all'aiuto di un bibliotecario, Blodgett, Fleming inizia a rendersi conto di cosa parlasse il romanzo di Lewis, ossia: Shakespeare.
A risolvere l'enigma si unisce anche Melissa, la figlia di Jake, e Sunir, un collega di Lewis del dipartimento di Fisica.
Man mano che si procede con la storia, con l'aiuto di tutte queste persone, Fleming riesce a capire a cosa si riferisce ogni punto di quella lista. Ma al contempo la storia non fa che infittirsi di mistero.
Tra minacce, assalti e morti il libro procede a ritmo sostenuto, lasciando sempre meno respiro al lettore man mano che ci si avvicina alla fine.
Dopo un inizio un po' lento, le vicende iniziano invece ad accavallarsi tanto che chiudere il libro sembra quasi una tortura!
Le ultime pagine le ho divorate, incurante delle ore che passavano attorno a me, incapace di staccarmi da quel groviglio di informazioni.
Le teorie di Underwood sono molto accattivanti e gli antagonisti sono tutti molto ben congegnati.
E' una storia accattivante -mi sto ripetendo- che ha una base di verità (difatti il personaggio di Shakespeare è tutt'ora uno dei più misteriosi al mondo) e che prende in esame romanzi realmente scritti per sostenere tutte le varie teorie.
E' talmente ben articolato e spiegato che, se non ci fosse stata la premessa che fossero solo congetture io, onestamente, ci avrei creduto.
Il bello di questo libro però è anche il fatto che ti da la possibilità di conoscere autori che magari hai ignorato in precedenza o che non hai mai avuto modo di approfondire come, ad esempio, Christopher Marlowe.
Tutto si mette in moto quando lo stesso Lewis non si presenta al loro appuntamento e tanto meno alla convention di cui era ospite.
Jake Fleming intuisce subito che qualcosa non va e, trascinato da questo istinto, si reca proprio a Londra per indagare sulla scomparsa del suo amico.
In questo contesto entra in contatto con svariate personalità collegate al Dottor Lewis ma, stranamente, nessuna di queste è ben disposta a parlare con lui.
E' per caso che scopre una misteriosa lista, stilata da Lewis, e l'intrigo inizia a prender forma.
Grazie all'aiuto di un bibliotecario, Blodgett, Fleming inizia a rendersi conto di cosa parlasse il romanzo di Lewis, ossia: Shakespeare.
A risolvere l'enigma si unisce anche Melissa, la figlia di Jake, e Sunir, un collega di Lewis del dipartimento di Fisica.
Man mano che si procede con la storia, con l'aiuto di tutte queste persone, Fleming riesce a capire a cosa si riferisce ogni punto di quella lista. Ma al contempo la storia non fa che infittirsi di mistero.
Tra minacce, assalti e morti il libro procede a ritmo sostenuto, lasciando sempre meno respiro al lettore man mano che ci si avvicina alla fine.
Dopo un inizio un po' lento, le vicende iniziano invece ad accavallarsi tanto che chiudere il libro sembra quasi una tortura!
Le ultime pagine le ho divorate, incurante delle ore che passavano attorno a me, incapace di staccarmi da quel groviglio di informazioni.
Le teorie di Underwood sono molto accattivanti e gli antagonisti sono tutti molto ben congegnati.
E' una storia accattivante -mi sto ripetendo- che ha una base di verità (difatti il personaggio di Shakespeare è tutt'ora uno dei più misteriosi al mondo) e che prende in esame romanzi realmente scritti per sostenere tutte le varie teorie.
E' talmente ben articolato e spiegato che, se non ci fosse stata la premessa che fossero solo congetture io, onestamente, ci avrei creduto.
Il bello di questo libro però è anche il fatto che ti da la possibilità di conoscere autori che magari hai ignorato in precedenza o che non hai mai avuto modo di approfondire come, ad esempio, Christopher Marlowe.
Non sono sicura di come si faccia una recensione su un libro di poesie. Voglio dire: le poesie o ti smuovono qualcosa dentro oppure no. Sarebbe difficile consigliare un libro di poesie a qualcuno. Non lo regalerei mai a nessuno perché la poesia tocca tasti profondi e più diversi da quelli di una storia di un romanzo qualunque.
A me sono piaciute molto e complice anche il mare in riva al quale le ho lette, mi è sembrato proprio di sentire la salsedine sulla pelle.
Ossi di seppia, come si potrebbe intuire dal titolo, parla molto di mare ed in generale della natura che circonda.
Trovo che sia pacificamente meraviglioso.
Le mie preferite sono state: limoni, ossi di seppia e vasca.
A me sono piaciute molto e complice anche il mare in riva al quale le ho lette, mi è sembrato proprio di sentire la salsedine sulla pelle.
Ossi di seppia, come si potrebbe intuire dal titolo, parla molto di mare ed in generale della natura che circonda.
Trovo che sia pacificamente meraviglioso.
Le mie preferite sono state: limoni, ossi di seppia e vasca.
Ero indecisa se scrivere o meno una recensione in merito a questo libro perché non è esattamente il tipo di libro che qualcuno si aspetta di trovare recensito su un blog. Almeno credo.
Io l'ho letto, onestamente, per cultura personale. Non è che non mi interessasse, a grandi linee, la trama, però se vi dovessi dire che l'avrei letto lo stesso se fossi stata una che e ne fregava di cultura personale vi direi una bugia.
Non è un romanzo di cui si può parlare di semplice: mi piace, non mi piace. Perché non è solo la storia di Giovanni e di Cordelia, ma si tratta di una storia a sfondo filosofico in cui viene attentemente analizzato il ruolo dell'estetca all'interno della vita umana. Il protagonista è l'esteta stesso che di quest'arte ha fatto la sua vita.
Quel che vuole far vedere Kierkegaard è come sarebbe la vita scegliendo unicamente il percorso estetico piuttosto che quello religioso ecc.
Quindi non vi consiglio questo libro se siete alla ricerca di cose leggere, un po' frivole essendo estate, o di svago perché non credo che sia la storia adatta!
Il libro è anche abbastanza corto, in realtà, ma io c'ho messo molto a leggero, forse più del dovuto, perché quando nelle storie ci sono cose che vanno oltre le semplici vicissitudini dei personaggio io mi devo concentrare e tentare di capirne il succo. Leggere questo libro senza soffermarsi sul messaggio sarebbe un oltraggio, devo dirlo!
In ogni caso non mi è dipiaciuto ma non lo chiamerei neanche libro dell'anno. Si trova sul 3/5 perché è esattamente a metà tra il piacere e lo sforzo di finirlo.
Io l'ho letto, onestamente, per cultura personale. Non è che non mi interessasse, a grandi linee, la trama, però se vi dovessi dire che l'avrei letto lo stesso se fossi stata una che e ne fregava di cultura personale vi direi una bugia.
Non è un romanzo di cui si può parlare di semplice: mi piace, non mi piace. Perché non è solo la storia di Giovanni e di Cordelia, ma si tratta di una storia a sfondo filosofico in cui viene attentemente analizzato il ruolo dell'estetca all'interno della vita umana. Il protagonista è l'esteta stesso che di quest'arte ha fatto la sua vita.
Quel che vuole far vedere Kierkegaard è come sarebbe la vita scegliendo unicamente il percorso estetico piuttosto che quello religioso ecc.
Quindi non vi consiglio questo libro se siete alla ricerca di cose leggere, un po' frivole essendo estate, o di svago perché non credo che sia la storia adatta!
Il libro è anche abbastanza corto, in realtà, ma io c'ho messo molto a leggero, forse più del dovuto, perché quando nelle storie ci sono cose che vanno oltre le semplici vicissitudini dei personaggio io mi devo concentrare e tentare di capirne il succo. Leggere questo libro senza soffermarsi sul messaggio sarebbe un oltraggio, devo dirlo!
In ogni caso non mi è dipiaciuto ma non lo chiamerei neanche libro dell'anno. Si trova sul 3/5 perché è esattamente a metà tra il piacere e lo sforzo di finirlo.
Questa è una recensione un po' dolorosa a dirla tutta.
E' un libro dolce-amaro, fatto di alti e bassi e che ti conquista lentamente, fiocco di neve alla volta.
Se mi dicessero "descrivi questo libro con una sola parola", direi "amore". In tutte le sue forme.
L'amore per la natura, l'amore famigliare, l'amore romantico e quello dettato dall'amicizia.
Di amore ce n'è veramente tanto, così come il dolore. Oserei dire che sono quasi un tutt'uno.
Le premesse del libro lasciano già intuire quale percorso tortuoso si affronterà nel libro. Una coppia che ha ormai rinunciato ad avere figli, che c'ha provato mille volte e che non è riuscita ad ottenere niente.
Però non è un libro sugli anziani e sulla loro accettazione della vita. Assolutamente no!
Innanzitutto il libro inizia con una Mabel e un Jack di mezza età, non direi affatto anziani (gli anziani hanno 70 anni, loro mi sembravano più sui 55, onestamente).
L'Alaska sembra un luogo bellissimo, pur non regalando niente, pur essendo il territorio più selvaggio del pianeta.
Le difficoltà non mancano per Mabel e Jack, anzi. Poi però arriva questa piccola bambina, questo piccolo miracolo e sembra portare una ventata d'aria fresca nella vita della coppia.
E' stato un percorso strano: vedere la bambina con gli occhi della coppia, imparare ad amarla tramite i loro pensieri.
Mi sono affezionata lentamente a lei ed alla fine non ho potuto non comprendere l'amore sconfinato di Mabel e Jack. Mi è sembrato di capire cosa sia l'amore di una madre e di un padre.
Perché anche se loro non sono i suoi veri genitori, ovviamente, lo diventano.
Ho ricevuto fortissime emozioni lungo tutto il libro e soprattutto alla fine e ho paura di rivelare troppo in questa recensione, quindi mi trattengo.
La fine mi ha lasciato ancora quel sapore dolce-amaro. Mi è sembrato di trovarmi in mezzo ad una burrasca di neve mentre leggevo il libro e adesso invece mi sembra di essere nel mezzo di quell'estate bollente tanto agognata in Alaska.
Cinque su cinque per tutto quello che mi ha regalato. Lo consiglio a tutti perché non è un romanzo solo d'amore, non è un romanzo per adulti, né per bambini. E' una storia un po' fantasiosa adatta a tutte le fasce d'età.
Veramente bello, ecco.
E' un libro dolce-amaro, fatto di alti e bassi e che ti conquista lentamente, fiocco di neve alla volta.
Se mi dicessero "descrivi questo libro con una sola parola", direi "amore". In tutte le sue forme.
L'amore per la natura, l'amore famigliare, l'amore romantico e quello dettato dall'amicizia.
Di amore ce n'è veramente tanto, così come il dolore. Oserei dire che sono quasi un tutt'uno.
Le premesse del libro lasciano già intuire quale percorso tortuoso si affronterà nel libro. Una coppia che ha ormai rinunciato ad avere figli, che c'ha provato mille volte e che non è riuscita ad ottenere niente.
Però non è un libro sugli anziani e sulla loro accettazione della vita. Assolutamente no!
Innanzitutto il libro inizia con una Mabel e un Jack di mezza età, non direi affatto anziani (gli anziani hanno 70 anni, loro mi sembravano più sui 55, onestamente).
L'Alaska sembra un luogo bellissimo, pur non regalando niente, pur essendo il territorio più selvaggio del pianeta.
Le difficoltà non mancano per Mabel e Jack, anzi. Poi però arriva questa piccola bambina, questo piccolo miracolo e sembra portare una ventata d'aria fresca nella vita della coppia.
E' stato un percorso strano: vedere la bambina con gli occhi della coppia, imparare ad amarla tramite i loro pensieri.
Mi sono affezionata lentamente a lei ed alla fine non ho potuto non comprendere l'amore sconfinato di Mabel e Jack. Mi è sembrato di capire cosa sia l'amore di una madre e di un padre.
Perché anche se loro non sono i suoi veri genitori, ovviamente, lo diventano.
Ho ricevuto fortissime emozioni lungo tutto il libro e soprattutto alla fine e ho paura di rivelare troppo in questa recensione, quindi mi trattengo.
La fine mi ha lasciato ancora quel sapore dolce-amaro. Mi è sembrato di trovarmi in mezzo ad una burrasca di neve mentre leggevo il libro e adesso invece mi sembra di essere nel mezzo di quell'estate bollente tanto agognata in Alaska.
Cinque su cinque per tutto quello che mi ha regalato. Lo consiglio a tutti perché non è un romanzo solo d'amore, non è un romanzo per adulti, né per bambini. E' una storia un po' fantasiosa adatta a tutte le fasce d'età.
Veramente bello, ecco.
E' una recensione sofferta la mia, fatta con questo caldo asfissiante, con ancora addosso Laila e Mariam, con addosso Kabul e la guerra e tutto il resto.
E' un libro "pesante" a livello di sentimenti perché c'è un pozzo infinito di emozioni al suo interno. Non credo che si possa leggere questo romanzo e rimanere impassibili.
Hosseini è un maestro nel calarti dentro al personaggio, nel farti sentire tutte queste diverse emozioni, ma la storia parlerebbe anche da sola. E' un argomento che troppo spesso viene dimenticato, spesso malcompreso, ed indubbiamente troppo "forte" per alcune persone.
Sappiamo tutti che si dice sempre che la colpa è anche delle donne se non riescono ad uscire dalle leggi che le imprigionano nel loro ruolo. E alle volte è vero. Alle volte sono le donne che infliggono la pena ad altre donne.
Ma molto spesso, troppo spesso, le donne sono solo vittime e chi prova a ribellarsi è destinata ad una vita come quella di Laila e Mariam.
Ho sofferto con loro, riso con loro, pianto (tanto) con loro e mi sono arrabbiata verso il mondo, verso tutto il mondo, mi sono arrabbiata con gli uomini, con chi sapeva e non diceva.
Trovo che leggere un romanzo come questo cambi un po' la vita alle persone.
A me piace, e non l'ho mai nascosto, leggere di argomenti di questo genere perché mi piace addentrarmi in queste storie e tentare di capirne il più possibile e soprattutto mi aiutano a non dimenticare.
Perché con tutti i miei problemi io sono una persona fortunata. Io posso uscire di casa senza aver paura di essere percossa perché non accompagnata da un uomo, io posso decidere con chi stare e se stare con qualcuno, un giorno potrò decidere se sposarmi o meno, e soprattutto con chi, potrò scegliere se avere un bambino o meno, potrò essere felice sia che il mio bambino sia un maschio, sia che sia una femmina; ho potuto studiare, posso scegliere qualsiasi lavoro io voglia fare (ammesso che si trovi XD). Il mondo è mio, alla fin fine. La vita è la mia, io posso plasmarla a mio piacimento, per quanto possibile.
E a volte ci sembra scontato. Alle volte ci lamentiamo della scuola, del nostro lavoro, delle nostre relazioni. Ma sono tutte cose che bene o male abbiamo potuto scegliere.
Per Mariam e Laila le cose sono andate in modo molto molto molto diverso.
Essere una donna in Afghanistan sotto la guerra credo che sia una delle esperienze più brutte che possano capitare ad un essere umano. Anche essere un brav'uomo non dev'essere stato facile, in quell'ambiente.
L'idea che delle persone possano ridurre il loro stesso Paese in quelle condizioni mi da un po' la nausea. Pensare che persone abbiano ucciso la loro gente, il loro popolo per... per che cosa? Per potere, per religione, per assoggettare tutti al proprio volere? Mi schifa, devo dire la verità.
Ed è proprio per questo che questo libro è splendido. Perché è v e r o.
Tratta di storie vere. In Afghanistan, nell'arco degli anni presi in considerazioni, sono esistite migliaia di donne come loro; migliaia di vite sono state risucchiate dalla guerra, da un gioco di poteri, migliaia di bambini hanno perso le loro famiglie e migliaia di famiglie hanno perso i loro bambini. Migliaia di donne sono state uccise dai mariti o dai tribunali per i più svariati, ed insensati, motivi.
E' talmente vero che sembra quasi una finzione. E' un mondo così lontano dal nostro che sembra essere quasi fantascienza.
Eppure non lo è.
Cinque su cinque, perché c'è un pozzo di sentimenti dentro, perché scorre come l'olio e perché sono una donna e forse queste storie così mi spezzano ancora di più il cuore.
E' un libro "pesante" a livello di sentimenti perché c'è un pozzo infinito di emozioni al suo interno. Non credo che si possa leggere questo romanzo e rimanere impassibili.
Hosseini è un maestro nel calarti dentro al personaggio, nel farti sentire tutte queste diverse emozioni, ma la storia parlerebbe anche da sola. E' un argomento che troppo spesso viene dimenticato, spesso malcompreso, ed indubbiamente troppo "forte" per alcune persone.
Sappiamo tutti che si dice sempre che la colpa è anche delle donne se non riescono ad uscire dalle leggi che le imprigionano nel loro ruolo. E alle volte è vero. Alle volte sono le donne che infliggono la pena ad altre donne.
Ma molto spesso, troppo spesso, le donne sono solo vittime e chi prova a ribellarsi è destinata ad una vita come quella di Laila e Mariam.
Ho sofferto con loro, riso con loro, pianto (tanto) con loro e mi sono arrabbiata verso il mondo, verso tutto il mondo, mi sono arrabbiata con gli uomini, con chi sapeva e non diceva.
Trovo che leggere un romanzo come questo cambi un po' la vita alle persone.
A me piace, e non l'ho mai nascosto, leggere di argomenti di questo genere perché mi piace addentrarmi in queste storie e tentare di capirne il più possibile e soprattutto mi aiutano a non dimenticare.
Perché con tutti i miei problemi io sono una persona fortunata. Io posso uscire di casa senza aver paura di essere percossa perché non accompagnata da un uomo, io posso decidere con chi stare e se stare con qualcuno, un giorno potrò decidere se sposarmi o meno, e soprattutto con chi, potrò scegliere se avere un bambino o meno, potrò essere felice sia che il mio bambino sia un maschio, sia che sia una femmina; ho potuto studiare, posso scegliere qualsiasi lavoro io voglia fare (ammesso che si trovi XD). Il mondo è mio, alla fin fine. La vita è la mia, io posso plasmarla a mio piacimento, per quanto possibile.
E a volte ci sembra scontato. Alle volte ci lamentiamo della scuola, del nostro lavoro, delle nostre relazioni. Ma sono tutte cose che bene o male abbiamo potuto scegliere.
Per Mariam e Laila le cose sono andate in modo molto molto molto diverso.
Essere una donna in Afghanistan sotto la guerra credo che sia una delle esperienze più brutte che possano capitare ad un essere umano. Anche essere un brav'uomo non dev'essere stato facile, in quell'ambiente.
L'idea che delle persone possano ridurre il loro stesso Paese in quelle condizioni mi da un po' la nausea. Pensare che persone abbiano ucciso la loro gente, il loro popolo per... per che cosa? Per potere, per religione, per assoggettare tutti al proprio volere? Mi schifa, devo dire la verità.
Ed è proprio per questo che questo libro è splendido. Perché è v e r o.
Tratta di storie vere. In Afghanistan, nell'arco degli anni presi in considerazioni, sono esistite migliaia di donne come loro; migliaia di vite sono state risucchiate dalla guerra, da un gioco di poteri, migliaia di bambini hanno perso le loro famiglie e migliaia di famiglie hanno perso i loro bambini. Migliaia di donne sono state uccise dai mariti o dai tribunali per i più svariati, ed insensati, motivi.
E' talmente vero che sembra quasi una finzione. E' un mondo così lontano dal nostro che sembra essere quasi fantascienza.
Eppure non lo è.
Cinque su cinque, perché c'è un pozzo di sentimenti dentro, perché scorre come l'olio e perché sono una donna e forse queste storie così mi spezzano ancora di più il cuore.