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giulia_177


Onestamente, una storyline poco o nulla convincente, piena di buchi e assurdità. Dialoghi assurdi.
L’unica cosa per cui valga la pena sfogliarlo sono i bellissimi disegni dell’immensa Alice Pasquini.

Parlare di tumori, mielomi, linfomi, leucemie e prevenzione è ormai all’ordine del giorno. Cento anni fa si moriva di infarto, di colera, di TBC – oggi si muore di cancro. Cancro ai polmoni, al seno, all’utero, al colon, al cervello, al midollo, alle ossa, allo stomaco, ai reni, al fegato, al pancreas, al sangue. E per quanto la notizia ci lasci di stucco, tutti abbiamo avuto – chi per esperienza diretta, chi per conoscenza – a che fare con questo male.
Ciò che stupisce maggiormente però, è sapere che i tumori non si manifestano solo in età avanzata. Non è la maturità a renderti la vittima ideale per questo nemico invisibile, che lentamente ti consuma dall’interno, no. Il numero di bambini e adolescenti che lottano quotidianamente è elevato – e se la notizia ti sorprende è perché, evidentemente, non se ne parla abbastanza. Sono infatti i più piccoli e i più fragili che, spesso senza avere neppure una reale cognizione di ciò che gli stia accadendo, vengono sottoposti a molteplici operazioni e devastanti cure oncologiche, che provano non solo il loro fisico, ma la loro stabilità emotiva:

Spesso si descrivono i ragazzi malati di tumore come degli eroi che hanno saputo essere positivi o che hanno combattuto con coraggio. Eleonora invece aveva paura, aveva paura ed era arrabbiata oltre misura per quello che le toccava subire e per quel tempo che le veniva rubato e che invece voleva trascorrere come una ragazza normale. Noi genitori e i nostri ragazzi non siamo eroi, siamo persone che a un certo punto hanno dovuto affrontare l’inimmaginabile, semplicemente perché non hanno avuto scelta.

Queste sono le parole della madre di Eleonora, una ragazzina di soli tredici anni, che sognava con l’impeto e l’impulsività della sua adolescenza, ma che si è dovuta arrendere all’evidenza.
Il libro raccoglie le storie di bambini e adolescenti, di famiglie i cui equilibri sono stati ribaltati in un giro di vite. Non tutte le storie purtroppo hanno un lieto fine, perché anche se il “mostro” ci mette il suo carico da 90, spesso ad aggravare la situazione sono gli effetti collaterali di terapie troppo aggressive, non adeguate ai più piccoli – dalle chemio all’autotrapianto.
Ed è proprio questo un altro punto su cui l’autrice spinge. Ci mette infatti di fronte a una realtà scomoda, spesso ignorata o taciuta: quanto facciamo e quanto ancora possiamo fare? Perché non sentiamo mai parlare di raccolte fondi o stanziamenti di denaro per la ricerca sui tumori infantili?
Prendere coscienza del problema è sicuramente un primo passo. Il prossimo sarebbe lavorare insieme affinché tutti - nessuno escluso – ricevano delle cure adeguate.


Ringrazio Maricla Pannocchia per avermi inviato il suo bellissimo libro, e lei, l’associazione Adolescenti e Cancro e la fondazione Cure2Children per tutto l’impegno, le forze e la vita che dedicano a dar voce a chi purtroppo non resta che un sussurro nel vento.

Non sono un'amante dei saggi, e questo è uno dei motivi per cui iniziare questa lettura non è stato semplice. D'altra parte, sul'altro piatto della bilancia c'era un argomento che mi sta particolarmente a cuore, e quindi... VIA! Sono entrata nel fantastico (si fa per dire!) mondo dei numeri e delle statistiche e, con mia grande sorpresa, la lettura non è stata per nulla noiosa - anzi!
L'autrice, con la sua immensa ironia, è stata capace di rendere piacevoli anche pagine e pagine di dati e date, di riferimenti a saggi e interviste.
Il punto principale però è che, pur avendo apprezzato l'incommensurabile sforzo di attenuare i toni, io ho terminato la lettura scissa tra due stati d'animo:

1) Sono ARRABBIATA!
Man mano che andavo avanti, macinando pagine e pagine di dati statistici, non potevo credere ai miei occhi! Cosa diavolo stavo leggendo? Com'è possibile che anche nelle più banali delle scelte e delle azioni riesca ad insinuarsi l'ingombrante figura del candido e virile patriarcato, soprattutto quando non necessario? Com'è possibile che nel 2020 il corpo femminile venga snobbato nei manuali universitari di medicina; nei crash test delle auto; nella progettazione di utensili e mobili; in quei settori in cui l'equipaggiamneto è fondamentale - a rischio della propria vita (vedi professioni sanitarie; forze armate et similia)? Eppure, quello stesso corpo così meschinamente dato per scontato quando presenza "ingombrante", non sembra esser poi così male quando da soggetto diventa oggetto di ben altre attenzioni. Ecco dunque che tutto è sì relativo, ma il peso e le misure sono negli occhi di chi guarda, di chi brama, di chi ha il potere di decidere cosa valga la pena e cosa invece possa esser trascurato: i maschi! Si arrogano il diritto di prendere decisioni anche per le donne perché "loro sanno cosa è meglio per noi", ma in realtà non hanno nemmeno la più vaga idea di cosa faccia, voglia, provi quotidianamente una donna. Che nervi!

2) Sono profondamente AMAREGGIATA!
Ahimè, alla rabbia e allo sfogo segue la constatazione che sì, il sistema dovrebbe essere cambiato; che alle donne dovrebbe essere dato più spazio di manovra; che la capacità di multitasking e del problem solving di cui ci dotano alla nascita - e che molti uomini non sanno nemmeno cosa siano - siano importanti e cruciali, soprattutto se messi al servizio della cominità; che se tutte le donne del mondo entrassero in sciopero contemporaneamente il mondo finirebbe in 5 minuti - altro che profezie Maya! Ma siamo davvero pronte a cambiare le dinamiche che vogliono l'uomo (possibilmente maschio e etero) a capo della società in cui viviamo? A mio avviso, nì. E' ora che la musica cambi, siamo d'accordo, ma la canzone sarà riscritta solo quando si arriverà davvero a una comprensione reale del problema: non siamo pazze isteriche che urlano slogan femministi, non odiamo gli uomini, vogliamo solo essere ascoltate e capite, perché anche noi ESISTIAMO - e non solo come mero dato statistico. I nostri problemi sono reali ed esigono soluzioni concrete.

Nel nostro piccolo possiamo fare davvero tanto: ammonire le battute sessite invece di riderne; imparare a riconoscere i comportamenti scorretti e le molestie - anche quelle più blande - e denunciarli; alzare la voce quando veniamo zittite perché "non capiamo, non sappiamo, non abbiamo il diritto di parola". Purtroppo, non possiamo esigere che improvvisamente tutti riconoscano il nostro valore - sociale, familiare, personale - e ci prendano sul serio. Ed è qui che l'entusiasmo cala - la previsione di un'estenuate e logorante lotta al maschio alpha di turno non è piacevole, ma oltremodo necessaria.

E sono consapevole che questo possa esser interpretato come il delirio dell'ennesima femminista, ma fermatevi un attimo a pensare: quando è stata l'ultima volta che vi siete chiest* se quell'anta del mobile fosse raggiungibile; se quel modello di auto tanto bella fosse "comoda" anche per la vostra compagna/fidanzata/moglie; se quella battuta a sfondo sessuale potesse mettere qualcuno a disagio; quando è stata l'ultima volta che qualcuno vi ha tolto la parola dandovi dell' incompetente? E avete mai rifiutato un'offerta di lavoro considerevole perchè troppo pres* da casa/prole/cura di genitori anziani? Riuscite anche solo vagamente a ricordare quella volta in cui in ufficio, sull'autobus, al semaforo, in metropolitana, al parco - e in qualsiasi altro posto - una pacca sul culo, un commento fuori posto o un'occhiata di troppo vi abbiano fatto non solo sentire a disagio, ma anche in pericolo? Vi siete mai sentit* definire tr**e, ca**e, pu****e solo per aver rifiutato un avance non richiesta?
Beh, se non riuscite a riconoscervi in nessuna di queste situazioni, allora questo libro e un cambio di prospettiva sono proprio quel che vi serve!