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5.0

Non sono un'amante dei saggi, e questo è uno dei motivi per cui iniziare questa lettura non è stato semplice. D'altra parte, sul'altro piatto della bilancia c'era un argomento che mi sta particolarmente a cuore, e quindi... VIA! Sono entrata nel fantastico (si fa per dire!) mondo dei numeri e delle statistiche e, con mia grande sorpresa, la lettura non è stata per nulla noiosa - anzi!
L'autrice, con la sua immensa ironia, è stata capace di rendere piacevoli anche pagine e pagine di dati e date, di riferimenti a saggi e interviste.
Il punto principale però è che, pur avendo apprezzato l'incommensurabile sforzo di attenuare i toni, io ho terminato la lettura scissa tra due stati d'animo:

1) Sono ARRABBIATA!
Man mano che andavo avanti, macinando pagine e pagine di dati statistici, non potevo credere ai miei occhi! Cosa diavolo stavo leggendo? Com'è possibile che anche nelle più banali delle scelte e delle azioni riesca ad insinuarsi l'ingombrante figura del candido e virile patriarcato, soprattutto quando non necessario? Com'è possibile che nel 2020 il corpo femminile venga snobbato nei manuali universitari di medicina; nei crash test delle auto; nella progettazione di utensili e mobili; in quei settori in cui l'equipaggiamneto è fondamentale - a rischio della propria vita (vedi professioni sanitarie; forze armate et similia)? Eppure, quello stesso corpo così meschinamente dato per scontato quando presenza "ingombrante", non sembra esser poi così male quando da soggetto diventa oggetto di ben altre attenzioni. Ecco dunque che tutto è sì relativo, ma il peso e le misure sono negli occhi di chi guarda, di chi brama, di chi ha il potere di decidere cosa valga la pena e cosa invece possa esser trascurato: i maschi! Si arrogano il diritto di prendere decisioni anche per le donne perché "loro sanno cosa è meglio per noi", ma in realtà non hanno nemmeno la più vaga idea di cosa faccia, voglia, provi quotidianamente una donna. Che nervi!

2) Sono profondamente AMAREGGIATA!
Ahimè, alla rabbia e allo sfogo segue la constatazione che sì, il sistema dovrebbe essere cambiato; che alle donne dovrebbe essere dato più spazio di manovra; che la capacità di multitasking e del problem solving di cui ci dotano alla nascita - e che molti uomini non sanno nemmeno cosa siano - siano importanti e cruciali, soprattutto se messi al servizio della cominità; che se tutte le donne del mondo entrassero in sciopero contemporaneamente il mondo finirebbe in 5 minuti - altro che profezie Maya! Ma siamo davvero pronte a cambiare le dinamiche che vogliono l'uomo (possibilmente maschio e etero) a capo della società in cui viviamo? A mio avviso, nì. E' ora che la musica cambi, siamo d'accordo, ma la canzone sarà riscritta solo quando si arriverà davvero a una comprensione reale del problema: non siamo pazze isteriche che urlano slogan femministi, non odiamo gli uomini, vogliamo solo essere ascoltate e capite, perché anche noi ESISTIAMO - e non solo come mero dato statistico. I nostri problemi sono reali ed esigono soluzioni concrete.

Nel nostro piccolo possiamo fare davvero tanto: ammonire le battute sessite invece di riderne; imparare a riconoscere i comportamenti scorretti e le molestie - anche quelle più blande - e denunciarli; alzare la voce quando veniamo zittite perché "non capiamo, non sappiamo, non abbiamo il diritto di parola". Purtroppo, non possiamo esigere che improvvisamente tutti riconoscano il nostro valore - sociale, familiare, personale - e ci prendano sul serio. Ed è qui che l'entusiasmo cala - la previsione di un'estenuate e logorante lotta al maschio alpha di turno non è piacevole, ma oltremodo necessaria.

E sono consapevole che questo possa esser interpretato come il delirio dell'ennesima femminista, ma fermatevi un attimo a pensare: quando è stata l'ultima volta che vi siete chiest* se quell'anta del mobile fosse raggiungibile; se quel modello di auto tanto bella fosse "comoda" anche per la vostra compagna/fidanzata/moglie; se quella battuta a sfondo sessuale potesse mettere qualcuno a disagio; quando è stata l'ultima volta che qualcuno vi ha tolto la parola dandovi dell' incompetente? E avete mai rifiutato un'offerta di lavoro considerevole perchè troppo pres* da casa/prole/cura di genitori anziani? Riuscite anche solo vagamente a ricordare quella volta in cui in ufficio, sull'autobus, al semaforo, in metropolitana, al parco - e in qualsiasi altro posto - una pacca sul culo, un commento fuori posto o un'occhiata di troppo vi abbiano fatto non solo sentire a disagio, ma anche in pericolo? Vi siete mai sentit* definire tr**e, ca**e, pu****e solo per aver rifiutato un avance non richiesta?
Beh, se non riuscite a riconoscervi in nessuna di queste situazioni, allora questo libro e un cambio di prospettiva sono proprio quel che vi serve!