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giulia_177
Egon Schiele è sicuramente una delle voci più prominenti e imponenti dell’Espressionismo viennese degli inizi del Novecento. Oggi le sue opere sono conosciute in tutto il mondo, il suo nome ha raggiunto i quattro angoli del planisfero, la sua personalità eclettica e anticonformista è celebrata dai più grandi critici di storia dell’arte. Ma chi era davvero Egon Schiele?
Egon nasce nel 1890 a Tulln. Sin da bambino mostra una predisposizione per l’arte e il disegno e riesce ad essere ammesso all’Accademia d’Arte di vienna. Abbandonata l’Accademia dopo tre anni a causa degli insegnamenti troppo classicisti, fonda il Neukunstgruppe insieme ad alcuni colleghi. Di certo l’audacia del gesto attira l’attenzione della critica, ma il salto di qualità vero e proprio avviene quando entra nelle grazie di Gustav Klimt, suo futuro mentore, il quale lo introdurrà al panorama artistico e culturale viennese. Sarà infatti proprio Klimt a presentargli critici e giornalisti, mecenati e audaci modelle. Per Schiele, che adesso ha maturato un proprio stile ben definito, inizia una rapida ascesa al successo, costellata di momenti bui, difficoltà economiche e crisi emotive.
Ma per quanto la sua attività artistica sia ben documentata, molto poco si sa del suo privato, del modo di gestire gli affetti e i rapporti familiari. In particolar modo, sono frammentarie le notizie che riguardano le donne della sua vita. Sembra che con la madre non avesse un rapporto idilliaco, ricorrenti erano i motivi per rimproverarla e acuire in lei il senso di colpa e frustrazione – un eterno odi et amo, che si risolveva solo quando Egon, squattrinato, tornava a casa per chiederle ospitalità. La relazione con la sorella Gertie è ancora più oscura e lacunosa. Gertie, infatti, è stata la prima modella di Schiele, il quale l’avrebbe ritratta senza veli, lasciando molto poco alla fantasia dello spettatore. Se il profondo legame che li univa avesse natura incestuosa, purtroppo, non ci è dato sapere – entrambi hanno portato il segreto nella tomba. Eppure, tra Vienna e Trieste, le voci dei loro soggiorni correvano veloci.
Ritratto di Wally, 1912
L’unica donna di cui si ha un’immagine meno sfocata è Valerie Neuzil, meglio nota come Wally, ex modella di Gustav Klimt, presentata a Egon Schiele quando era ancora adolescente. Inutile dire che l’attrazione tra la giovane Valerie e lo spirito ribelle di Tulln fu immediato: Wally divenne così la sua musa, amante e modella. Lontani da Vienna, Egon si dedicò completamente alla sperimentazione artistica, portando la sua arte ad un livello successivo. La carica erotica delle pose plastiche, la sensualità e la sinuosità di Wally rimasero impresse non solo sulla tela: l’arte di Schiele fu etichettata come pornografica, e – non a caso – l’impiego di modelle troppo giovani lo fece finire spesso nei guai.
Walburga Neuzil in black stockings, 1913
Eppure, per quanto idilliaco possa sembrare, anche Wally è destinata a scomparire dalla vita di questo spirito bohemien, anticonformista per natura, che colse però l’opportunità per sistemarsi e metter su famiglia con Edith Harms, appartenente all’alta borghesia viennese. Edith e sua sorella Adèle diventano le nuove modelle di Egon, la prima più casta, la seconda più propensa a svestirsi e assumere pose ammiccanti. E qui, tornano i dubbi sulla condotta familiare e sessuale di Schiele, girano voci su un probabile menage a trois, di cui non ci restano altro che pettegolezzi e fantasie.
Ritratto di Edith Harms, 1915
Il libro di Antonio Della Rocca nasce proprio dall’intento di indagare e approfondire la matrice di quei rapporti familiari che hanno sicuramente influenzato il subconscio di Egon Schiele, e hanno lasciato un segno indelebile nella sua arte. La forma utilizzata è davvero interessante: l’autore si rende protagonista della sua stessa opera, assumendo il ruolo di intervistatore. Invocherà infatti i fantasmi del passato, e chiederà loro di ricordare i giorni che furono. L’intervistatore diviene così testimone passivo della storia di Schiele, e cercherà di colmare i vuoti narrativi e dissipare le ombre che avvolgono la vita del pittore.
Va da sè che, naturalmente, in mancanza di dati e testimonianze reperibili, la fantasia e la vena romanziera hanno preso il sopravvento, regalandoci una plausibile versione della storia, che potrebbe anche non corrispondere alla realtà.
Per esempio, la famosa Bambina in Rosso, da cui il romanzo prende il titolo, e che in un primo momento si pensava fosse Gertie, nipote di Egon Schiele – tesi avvalorata dall’autore – si rivelerà invece essere Maria Concetta Trobitz, una donna triestina, ritratta dall’autore nel 1916.
Per concludere, ho apprezzato davvero questa versione romanzata della vita di uno degli animi più controversi del XX secolo. Dalle origini alla morte, sopraggiunta troppo presto, la vita di Egon Schiele rappresenterà sempre un grandissimo punto interrogativo: troppe ombre, rapporti controversi e ambiguità, una matassa così ingarbugliata che, probabilmente, non verrà mai disfatta, ma che continua ad affascinare anche ad un secolo dalla morte del pittore.
Egon nasce nel 1890 a Tulln. Sin da bambino mostra una predisposizione per l’arte e il disegno e riesce ad essere ammesso all’Accademia d’Arte di vienna. Abbandonata l’Accademia dopo tre anni a causa degli insegnamenti troppo classicisti, fonda il Neukunstgruppe insieme ad alcuni colleghi. Di certo l’audacia del gesto attira l’attenzione della critica, ma il salto di qualità vero e proprio avviene quando entra nelle grazie di Gustav Klimt, suo futuro mentore, il quale lo introdurrà al panorama artistico e culturale viennese. Sarà infatti proprio Klimt a presentargli critici e giornalisti, mecenati e audaci modelle. Per Schiele, che adesso ha maturato un proprio stile ben definito, inizia una rapida ascesa al successo, costellata di momenti bui, difficoltà economiche e crisi emotive.
Ma per quanto la sua attività artistica sia ben documentata, molto poco si sa del suo privato, del modo di gestire gli affetti e i rapporti familiari. In particolar modo, sono frammentarie le notizie che riguardano le donne della sua vita. Sembra che con la madre non avesse un rapporto idilliaco, ricorrenti erano i motivi per rimproverarla e acuire in lei il senso di colpa e frustrazione – un eterno odi et amo, che si risolveva solo quando Egon, squattrinato, tornava a casa per chiederle ospitalità. La relazione con la sorella Gertie è ancora più oscura e lacunosa. Gertie, infatti, è stata la prima modella di Schiele, il quale l’avrebbe ritratta senza veli, lasciando molto poco alla fantasia dello spettatore. Se il profondo legame che li univa avesse natura incestuosa, purtroppo, non ci è dato sapere – entrambi hanno portato il segreto nella tomba. Eppure, tra Vienna e Trieste, le voci dei loro soggiorni correvano veloci.
Ritratto di Wally, 1912
L’unica donna di cui si ha un’immagine meno sfocata è Valerie Neuzil, meglio nota come Wally, ex modella di Gustav Klimt, presentata a Egon Schiele quando era ancora adolescente. Inutile dire che l’attrazione tra la giovane Valerie e lo spirito ribelle di Tulln fu immediato: Wally divenne così la sua musa, amante e modella. Lontani da Vienna, Egon si dedicò completamente alla sperimentazione artistica, portando la sua arte ad un livello successivo. La carica erotica delle pose plastiche, la sensualità e la sinuosità di Wally rimasero impresse non solo sulla tela: l’arte di Schiele fu etichettata come pornografica, e – non a caso – l’impiego di modelle troppo giovani lo fece finire spesso nei guai.
Walburga Neuzil in black stockings, 1913
Eppure, per quanto idilliaco possa sembrare, anche Wally è destinata a scomparire dalla vita di questo spirito bohemien, anticonformista per natura, che colse però l’opportunità per sistemarsi e metter su famiglia con Edith Harms, appartenente all’alta borghesia viennese. Edith e sua sorella Adèle diventano le nuove modelle di Egon, la prima più casta, la seconda più propensa a svestirsi e assumere pose ammiccanti. E qui, tornano i dubbi sulla condotta familiare e sessuale di Schiele, girano voci su un probabile menage a trois, di cui non ci restano altro che pettegolezzi e fantasie.
Ritratto di Edith Harms, 1915
Il libro di Antonio Della Rocca nasce proprio dall’intento di indagare e approfondire la matrice di quei rapporti familiari che hanno sicuramente influenzato il subconscio di Egon Schiele, e hanno lasciato un segno indelebile nella sua arte. La forma utilizzata è davvero interessante: l’autore si rende protagonista della sua stessa opera, assumendo il ruolo di intervistatore. Invocherà infatti i fantasmi del passato, e chiederà loro di ricordare i giorni che furono. L’intervistatore diviene così testimone passivo della storia di Schiele, e cercherà di colmare i vuoti narrativi e dissipare le ombre che avvolgono la vita del pittore.
Va da sè che, naturalmente, in mancanza di dati e testimonianze reperibili, la fantasia e la vena romanziera hanno preso il sopravvento, regalandoci una plausibile versione della storia, che potrebbe anche non corrispondere alla realtà.
Per esempio, la famosa Bambina in Rosso, da cui il romanzo prende il titolo, e che in un primo momento si pensava fosse Gertie, nipote di Egon Schiele – tesi avvalorata dall’autore – si rivelerà invece essere Maria Concetta Trobitz, una donna triestina, ritratta dall’autore nel 1916.
Per concludere, ho apprezzato davvero questa versione romanzata della vita di uno degli animi più controversi del XX secolo. Dalle origini alla morte, sopraggiunta troppo presto, la vita di Egon Schiele rappresenterà sempre un grandissimo punto interrogativo: troppe ombre, rapporti controversi e ambiguità, una matassa così ingarbugliata che, probabilmente, non verrà mai disfatta, ma che continua ad affascinare anche ad un secolo dalla morte del pittore.
Natalia è una donna a cui piace il sesso. Pensa al sesso 24/7, il ché ha una grave ripercussione sull’ambito lavorativo e, soprattutto, socio-familiare. Non riesce a portare avanti una relazione stabile, il lavoro va a rilento. La soluzione sembrerebbe essere nelle sedute di psicoterapia con l’analista. Se non fosse che Natalia ha anche un altro problema: è una bugiarda patologica. E allora, come discernere il falso dal vero? Quali eventi della sua vita sono reali, quali sono metafore e dove si celano le menzogne?
La voce narrante è quella dell’analista, che ci riporta conversazioni, pagine di esercizi, parole della ragazza. Appare chiaro che piuttosto che procedere verso la guarigione, la donna cerchi di stabilire una relazione con l’analista - vuole impressionare, scandalizzare, attirare l’attenzione (sessuale) della persona seduta alle sue spalle a prendere appunti. E pare evidente che in qualche modo ci riesca - nonostante l’analista neghi morbosamente ogni forma di attaccamento.
Transfert e contro-transfert in azione.
Il dialogo si sviluppa al punto che si perde di vista chi sia il paziente e chi l’analista.
I personaggi sono complessi, e la narrazione non è mai banale.
Ho molto apprezzato che la traduttrice abbia rispettato l’intenzione prima di Laura Lindstedt di non caratterizzare sessualmente l’analista.
Il testo è scorrevole e ti invoglia ad indagare nella psiche di Natalia.
Una lettura piacevole, che consiglio vivamente.
La voce narrante è quella dell’analista, che ci riporta conversazioni, pagine di esercizi, parole della ragazza. Appare chiaro che piuttosto che procedere verso la guarigione, la donna cerchi di stabilire una relazione con l’analista - vuole impressionare, scandalizzare, attirare l’attenzione (sessuale) della persona seduta alle sue spalle a prendere appunti. E pare evidente che in qualche modo ci riesca - nonostante l’analista neghi morbosamente ogni forma di attaccamento.
Transfert e contro-transfert in azione.
Il dialogo si sviluppa al punto che si perde di vista chi sia il paziente e chi l’analista.
I personaggi sono complessi, e la narrazione non è mai banale.
Ho molto apprezzato che la traduttrice abbia rispettato l’intenzione prima di Laura Lindstedt di non caratterizzare sessualmente l’analista.
Il testo è scorrevole e ti invoglia ad indagare nella psiche di Natalia.
Una lettura piacevole, che consiglio vivamente.
⚜️Ambientata nella Firenze rinascimentale di Savonarola, questa è la storia di Bianca, promessa sposa di Giovanni - uomo che non ama e vorrebbe conoscere prima di convolare a nozze. Le viene allora concessa la possibilità di soddisfare la sua curiosità: da anni le donne della famiglia si tramandano una pelle d‘Uomo, che permette a Bianca di diventare Lorenzo.
Dopo un primo vano tentativo, Lorenzo riesce a infiltrarsi nella combriccola di Giovanni, fino a diventarne amico fidato.
Bianca ha finalmente la possibilità di conoscere il suo promesso sposo, ma ne sarà soddisfatta? Una cosa è certa: niente è come sembra. ✨
Dopo un primo vano tentativo, Lorenzo riesce a infiltrarsi nella combriccola di Giovanni, fino a diventarne amico fidato.
Bianca ha finalmente la possibilità di conoscere il suo promesso sposo, ma ne sarà soddisfatta? Una cosa è certa: niente è come sembra. ✨