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rosegguk's Reviews (594)
Questa è una recensione sofferta e difficile perché quel tre è la metà esatta della somma di tutto ciò che mi è piaciuto e di tutto ciò che non mi è andato giù.
L'ho trovata una storia interessante, molto interessante. Zeppa di storia ma anche affascinante per lo stesso motivo.
Ci sono dentro fatti veramente accaduti o fatti che si ritiene siano accaduti, ci sono personaggi veramente esistiti, personaggi mascherati da inventati che nella realtà avevano altri nomi ed un protagonista che è la fusione tra due, o più, personaggi reali.
Mi è piaciuta l'idea generale del diario ed anche lo scorrere degli eventi a ritroso. Il flash back è uno stile che tutto sommato non mi dispiace mai.
Quello che non ho apprezzato, e che non apprezzo in generale di Eco, è lo stile. Mi spiego: essendo un romanzo che tratta tematiche di fine ottocento non mi aspettavo uno stile contemporaneo, ma dello stile ottocentesco oltre che la bellezza c'è, in questo libro, anche tutto il resto. La pesantezza dei dettagli.
E' una cosa trita e ritrita nelle mie recensioni, questa.
Io non sono una che disprezza i dettagli, soprattutto in un fantasy (dovendo ricostruire un mondo completamente immaginario) ma quando sono tanti io li trovo superflui e soprattutto pesanti. Davvero pesanti.
Mi annoiano, mi dispiace. E' sicuramente un mio limite, questo!
Però bisogna ammettere che una pagina e mezzo (formato Kindle, ovviamente) di titoli di un personaggio, di cui tra l'altro neanche ricordo il nome, è un tantino eccessiva. No?
Qui c'è un finale tronco. Ma è un tronco che funziona!
Perché essendo un diario è ovvio che finisca in un certo modo ed è semplicemente geniale come il romanzo si chiuda con le frasi del protagonista stesso.
E' grazie al finale che ha tre stelle e non due, figuratevi!
Se vi piace la storia, leggetelo. Anche se non amate i troppi dettagli.
Se non vi piace la storia e tanto meno i dettagli evitatelo, sul serio.
Ah, quasi dimenticavo!
Il carattere del romanzo è prettamente anti-massonico ma soprattutto antisemita e considerati gli anni di riferimento ho pensato veramente più e più volte a Hitler, devo dire la verità. Soprattutto alla fine.
Leggendo il libro capirete anche che poi, alla fine, una sorta di collegamento c'è davvero.
L'ho trovata una storia interessante, molto interessante. Zeppa di storia ma anche affascinante per lo stesso motivo.
Ci sono dentro fatti veramente accaduti o fatti che si ritiene siano accaduti, ci sono personaggi veramente esistiti, personaggi mascherati da inventati che nella realtà avevano altri nomi ed un protagonista che è la fusione tra due, o più, personaggi reali.
Mi è piaciuta l'idea generale del diario ed anche lo scorrere degli eventi a ritroso. Il flash back è uno stile che tutto sommato non mi dispiace mai.
Quello che non ho apprezzato, e che non apprezzo in generale di Eco, è lo stile. Mi spiego: essendo un romanzo che tratta tematiche di fine ottocento non mi aspettavo uno stile contemporaneo, ma dello stile ottocentesco oltre che la bellezza c'è, in questo libro, anche tutto il resto. La pesantezza dei dettagli.
E' una cosa trita e ritrita nelle mie recensioni, questa.
Io non sono una che disprezza i dettagli, soprattutto in un fantasy (dovendo ricostruire un mondo completamente immaginario) ma quando sono tanti io li trovo superflui e soprattutto pesanti. Davvero pesanti.
Mi annoiano, mi dispiace. E' sicuramente un mio limite, questo!
Però bisogna ammettere che una pagina e mezzo (formato Kindle, ovviamente) di titoli di un personaggio, di cui tra l'altro neanche ricordo il nome, è un tantino eccessiva. No?
Qui c'è un finale tronco. Ma è un tronco che funziona!
Perché essendo un diario è ovvio che finisca in un certo modo ed è semplicemente geniale come il romanzo si chiuda con le frasi del protagonista stesso.
E' grazie al finale che ha tre stelle e non due, figuratevi!
Se vi piace la storia, leggetelo. Anche se non amate i troppi dettagli.
Se non vi piace la storia e tanto meno i dettagli evitatelo, sul serio.
Ah, quasi dimenticavo!
Il carattere del romanzo è prettamente anti-massonico ma soprattutto antisemita e considerati gli anni di riferimento ho pensato veramente più e più volte a Hitler, devo dire la verità. Soprattutto alla fine.
Leggendo il libro capirete anche che poi, alla fine, una sorta di collegamento c'è davvero.
E' il classico libro che potrei leggere tutto d'un fiato, in un giorno solo e che anche se sembra un libro da niente in realtà ti insegna molto.
La trama, sinceramente, non credo che riesca a cogliere a pieno quello che è questo libro.
Raccoglie tutta una vasta gamma di emozioni che arriverebbero a chiunque, perché chiunque ne ha provata almeno una. Racconta dell'amore adolescenziale, delle paure dei giovani, dei loro errori, dei loro sogni, della vita che a volte non è giusta ma che a volte sa anche come farti un regalo.
Charlie è un ragazzino disagiato, uno di quelli che ha difficoltà nell'aprirsi e nel farsi amici (e sinceramente mi ci rivedo molto per questo). Oserei dire che è affetto da una lieve forma di autismo, chi ha letto il libro capirà perché lo dico, ma più che altro affetto da animo sensibile. E dico "affetto" perché questa estrema sensibilità attecchisce il protagonista in più punti, e non solo nella sua accezione negativa.
Charlie è un ragazzo molto empatico, dall'intelligenza spiccata anche se a volte può sembrare il contrario.
Ho trovato curiosa la forma epistolare del romanzo perché non me l'aspettavo affatto. Ma è stata una sorpresa piacevole.
La cerchia di amici in cui si ritrova Charlie è una fra le più variegate che si possano scegliere: c'è la ragazza carina che tutti credono stupida ed egocentrica ma che in realtà ha solo bisogno d'amore, la ragazza segretamente appassionata di film, il ragazzo gay che tutti vorrebbero per amico, la ragazza più carina della scuola che di convenzionale non ha niente e così via. A volte questi amici sono la sua salvezza, a volte sono invece coloro che gli arrecano dolore. Coloro che lo spingono su una strada non proprio raccomandabile.
Fra alcol, sigarette e droghe Charlie inizia a farsi uno spazio in questo gruppo assortito di persone, quasi senza rendersene conto.
Charlie, in fondo, è solo un ragazzino confuso che si lascia un po' trasportare dagli altri.
E' uno che ha paura. Ed è uno che ci sente molto in colpa, che crede di avere qualcosa di sbagliato e si affanna per trovarlo. E' quello che piange per sua zia Helen, per il suo amico che si è suicidato un anno prima, per i suoi amici che lo lasciano solo, per i suoi amici che lo accolgono nel loro gruppo e per mille altre cose.
Fra attacchi di panico e crisi a limite dell'isteria impariamo a capire che Charlie non è quello che chiameremmo un ragazzo "normale" ma che allo stesso tempo è la persona più comune che abbiamo mai incontrato. Perché tutti ritrovano sicuramente un lato di loro in questo ragazzo speciale ed io personalmente l'ho trovato molto affine alla mia persona sotto molti aspetti. Forse è per questo che mi è piaciuto tanto.
Quindi il mio voto finale è stato 5/5. Vi consiglio caldamente di leggerlo e vi allego una citazione particolarmente lunga tratta dal libro (per invogliarvi!).
"Una volta, su un pezzo di carta gialla con le righe verdi,
scrisse una poesia,
e la intitolò "Chops",
perché quello era il nome del suo cane.
E i versi parlavano di lui.
Il professore gli diede una A
e una stella dorata;
e sua madre la appese alla porta della cucina
e la lesse a tutte le sue zie.
Era l'anno in cui Padre Tracy
portò tutti i ragazzi allo zoo,
e li lasciò cantare sull'autobus;
l'anno in cui nacque la sua sorellina,
con quelle unghiette minuscole,
senza capelli.
Sua madre e suo padre si baciavano sempre,
e la ragazza che abitava dietro l'angolo gli mandò
un biglietto di San Valentino con una fila di X,
e lui dovette chiedere a suo padre cosa significassero.
E suo padre, la sera, gli rimboccava sempre le coperte.
Era sempre pronto a farlo.
Una volta, su un pezzo di carta bianca con le righe blu,
scrisse una poesia,
e la intitolò "Autunno",
perché quella era la stagione che stava vivendo,
e i versi parlavano di questo.
Il professore gli diede una A
e gli chiese di scrivere in modo più chiaro;
sua madre non la appese alla porta della cucina,
perché aveva appena imbiancato.
E i ragazzi gli dissero
che Padre Tracy fumava sigari
e lasciava mozziconi sui banchi,
e a volte questi facevano dei buchi.
Era l'anno in cui sua sorella mise gli occhiali
con le lenti spesse, e la montatura nera;
e la ragazza che abitava dietro l'angolo rise,
quando le chiese di andare a vedere Babbo Natale.
E i ragazzi gli spiegarono perché
i suoi genitori continuavano a baciarsi:
suo padre non gli rimboccava mai le coperte,
e s'infuriava
se glielo chiedeva piangendo.
Una volta, su un pezzo di carta strappato dal suo taccuino,
scrisse una poesia,
e la intitolò "Innocenza: una domanda",
perché quello era il quesito che si poneva su di lei,
e i versi parlavano di questo.
Il suo professore gli diede una A,
e gli lanciò uno sguardo strano, serio;
e sua madre non la appese alla porta della cucina,
perché non gliela fece mai leggere.
Era l'anno in cui Padre Tracy morì,
e lui dimenticò come finiva
il "Credo degli Apostoli".
Sorprese sua sorella a fare sesso in veranda, sul retro;
e sua madre e suo padre non si baciavano mai,
e non si parlavano.
E la ragazza che abitava dietro l'angolo si truccava troppo,
e lui tossiva quando la baciava,
ma la baciava lo stesso,
perché era la cosa giusta da fare.
Alle tre del mattino si infilava nel letto,
e suo padre russava rumorosamente.
Ecco perché, sul retro di un sacchetto di carta marrone,
provò a scrivere un'altra poesia,
e la intitolò "Il nulla assoluto",
perché i versi, in realtà, parlavano di questo.
E si diede una A,
e si tagliò i suoi dannatissimi polsi.
E la appese alla porta del bagno,
perché questa volta, pensò, non sarebbe riuscito a raggiungere la cucina."
#Qualche speculazione (allerta spoiler!) Chi credete che fosse l'amico anonimo a cui ha sempre scritto Charlie?
Molti affermano che sia se stesso ed io personalmente concordo ma non condivido la motivazione scatenante di quest'affermazione.
Dicono che sia Charlie stesso perché nella prima lettera Charlie scrive a questa persona dicendogli che lo fa perché "non è andato a letto con lei, anche se avrebbe potuto" ed in seguito è quello che accade fra lui e Sam. Ma il punto è questo: Charlie scrive la sua lettera nel 1991 e tra lui e Sam succede quel che succede solo nel 1992. Non essendo un fantasy in cui si viaggia nel tempo ho i miei dubbi che sia andata così XD
Quindi credo che ci resterà sempre il dubbio.
La trama, sinceramente, non credo che riesca a cogliere a pieno quello che è questo libro.
Raccoglie tutta una vasta gamma di emozioni che arriverebbero a chiunque, perché chiunque ne ha provata almeno una. Racconta dell'amore adolescenziale, delle paure dei giovani, dei loro errori, dei loro sogni, della vita che a volte non è giusta ma che a volte sa anche come farti un regalo.
Charlie è un ragazzino disagiato, uno di quelli che ha difficoltà nell'aprirsi e nel farsi amici (e sinceramente mi ci rivedo molto per questo). Oserei dire che è affetto da una lieve forma di autismo, chi ha letto il libro capirà perché lo dico, ma più che altro affetto da animo sensibile. E dico "affetto" perché questa estrema sensibilità attecchisce il protagonista in più punti, e non solo nella sua accezione negativa.
Charlie è un ragazzo molto empatico, dall'intelligenza spiccata anche se a volte può sembrare il contrario.
Ho trovato curiosa la forma epistolare del romanzo perché non me l'aspettavo affatto. Ma è stata una sorpresa piacevole.
La cerchia di amici in cui si ritrova Charlie è una fra le più variegate che si possano scegliere: c'è la ragazza carina che tutti credono stupida ed egocentrica ma che in realtà ha solo bisogno d'amore, la ragazza segretamente appassionata di film, il ragazzo gay che tutti vorrebbero per amico, la ragazza più carina della scuola che di convenzionale non ha niente e così via. A volte questi amici sono la sua salvezza, a volte sono invece coloro che gli arrecano dolore. Coloro che lo spingono su una strada non proprio raccomandabile.
Fra alcol, sigarette e droghe Charlie inizia a farsi uno spazio in questo gruppo assortito di persone, quasi senza rendersene conto.
Charlie, in fondo, è solo un ragazzino confuso che si lascia un po' trasportare dagli altri.
E' uno che ha paura. Ed è uno che ci sente molto in colpa, che crede di avere qualcosa di sbagliato e si affanna per trovarlo. E' quello che piange per sua zia Helen, per il suo amico che si è suicidato un anno prima, per i suoi amici che lo lasciano solo, per i suoi amici che lo accolgono nel loro gruppo e per mille altre cose.
Fra attacchi di panico e crisi a limite dell'isteria impariamo a capire che Charlie non è quello che chiameremmo un ragazzo "normale" ma che allo stesso tempo è la persona più comune che abbiamo mai incontrato. Perché tutti ritrovano sicuramente un lato di loro in questo ragazzo speciale ed io personalmente l'ho trovato molto affine alla mia persona sotto molti aspetti. Forse è per questo che mi è piaciuto tanto.
Quindi il mio voto finale è stato 5/5. Vi consiglio caldamente di leggerlo e vi allego una citazione particolarmente lunga tratta dal libro (per invogliarvi!).
"Una volta, su un pezzo di carta gialla con le righe verdi,
scrisse una poesia,
e la intitolò "Chops",
perché quello era il nome del suo cane.
E i versi parlavano di lui.
Il professore gli diede una A
e una stella dorata;
e sua madre la appese alla porta della cucina
e la lesse a tutte le sue zie.
Era l'anno in cui Padre Tracy
portò tutti i ragazzi allo zoo,
e li lasciò cantare sull'autobus;
l'anno in cui nacque la sua sorellina,
con quelle unghiette minuscole,
senza capelli.
Sua madre e suo padre si baciavano sempre,
e la ragazza che abitava dietro l'angolo gli mandò
un biglietto di San Valentino con una fila di X,
e lui dovette chiedere a suo padre cosa significassero.
E suo padre, la sera, gli rimboccava sempre le coperte.
Era sempre pronto a farlo.
Una volta, su un pezzo di carta bianca con le righe blu,
scrisse una poesia,
e la intitolò "Autunno",
perché quella era la stagione che stava vivendo,
e i versi parlavano di questo.
Il professore gli diede una A
e gli chiese di scrivere in modo più chiaro;
sua madre non la appese alla porta della cucina,
perché aveva appena imbiancato.
E i ragazzi gli dissero
che Padre Tracy fumava sigari
e lasciava mozziconi sui banchi,
e a volte questi facevano dei buchi.
Era l'anno in cui sua sorella mise gli occhiali
con le lenti spesse, e la montatura nera;
e la ragazza che abitava dietro l'angolo rise,
quando le chiese di andare a vedere Babbo Natale.
E i ragazzi gli spiegarono perché
i suoi genitori continuavano a baciarsi:
suo padre non gli rimboccava mai le coperte,
e s'infuriava
se glielo chiedeva piangendo.
Una volta, su un pezzo di carta strappato dal suo taccuino,
scrisse una poesia,
e la intitolò "Innocenza: una domanda",
perché quello era il quesito che si poneva su di lei,
e i versi parlavano di questo.
Il suo professore gli diede una A,
e gli lanciò uno sguardo strano, serio;
e sua madre non la appese alla porta della cucina,
perché non gliela fece mai leggere.
Era l'anno in cui Padre Tracy morì,
e lui dimenticò come finiva
il "Credo degli Apostoli".
Sorprese sua sorella a fare sesso in veranda, sul retro;
e sua madre e suo padre non si baciavano mai,
e non si parlavano.
E la ragazza che abitava dietro l'angolo si truccava troppo,
e lui tossiva quando la baciava,
ma la baciava lo stesso,
perché era la cosa giusta da fare.
Alle tre del mattino si infilava nel letto,
e suo padre russava rumorosamente.
Ecco perché, sul retro di un sacchetto di carta marrone,
provò a scrivere un'altra poesia,
e la intitolò "Il nulla assoluto",
perché i versi, in realtà, parlavano di questo.
E si diede una A,
e si tagliò i suoi dannatissimi polsi.
E la appese alla porta del bagno,
perché questa volta, pensò, non sarebbe riuscito a raggiungere la cucina."
#Qualche speculazione (allerta spoiler!) Chi credete che fosse l'amico anonimo a cui ha sempre scritto Charlie?
Molti affermano che sia se stesso ed io personalmente concordo ma non condivido la motivazione scatenante di quest'affermazione.
Dicono che sia Charlie stesso perché nella prima lettera Charlie scrive a questa persona dicendogli che lo fa perché "non è andato a letto con lei, anche se avrebbe potuto" ed in seguito è quello che accade fra lui e Sam. Ma il punto è questo: Charlie scrive la sua lettera nel 1991 e tra lui e Sam succede quel che succede solo nel 1992. Non essendo un fantasy in cui si viaggia nel tempo ho i miei dubbi che sia andata così XD
Quindi credo che ci resterà sempre il dubbio.
A me il libro è piaciuto molto. Ti scorre sotto le dita con una velocità mostruosa!
E' un soffio d'aria gelata.
Credo che questo libro sia uno di quelli che ami oppure ti lascia indifferente.
So che a molti ha lasciato un po' così, senza infamia e senza lode. A me però è piaciuto, lo rileggerei volentieri e lo consiglierei sotto l'ombrellone, come lettura leggera.
Il punto è che chi ha scritto la trama dovrebbe farsi un esame di coscienza. Generalmente si parla della morte di un personaggio solo quando avviene nelle prime pagine del libro.
Qui invece ci troviamo davanti ad un "prima" e "dopo" l'incidente. Il libro è praticamente spaccato a metà. E mi ha rovinato l'effetto shock, non mi ha dato la possibilità di strapparmi i capelli per lei.
Questa per me è l'unica pecca. E non sapevo neanche che trama mettere qui sopra perché non ce ne sono altre diverse. E quindi mi dispiace di aver tolto anche a voi questa possibilità.
E' un soffio d'aria gelata.
Credo che questo libro sia uno di quelli che ami oppure ti lascia indifferente.
So che a molti ha lasciato un po' così, senza infamia e senza lode. A me però è piaciuto, lo rileggerei volentieri e lo consiglierei sotto l'ombrellone, come lettura leggera.
Il punto è che chi ha scritto la trama dovrebbe farsi un esame di coscienza. Generalmente si parla della morte di un personaggio solo quando avviene nelle prime pagine del libro.
Qui invece ci troviamo davanti ad un "prima" e "dopo" l'incidente. Il libro è praticamente spaccato a metà. E mi ha rovinato l'effetto shock, non mi ha dato la possibilità di strapparmi i capelli per lei.
Questa per me è l'unica pecca. E non sapevo neanche che trama mettere qui sopra perché non ce ne sono altre diverse. E quindi mi dispiace di aver tolto anche a voi questa possibilità.
Questo libro ho deciso di leggerlo perché tutti mi hanno sempre decantato le doti della Yoshimoto e l'unico libro suo che avevo letto (Un viaggio chiamato vita) non mi era piaciuto affatto.
Invece mi sono ricreduta moltissimo perché mi è veramente piaciuto!
La storia è particolare e la protagonista non è certo una persona comune, anzi.
Tsugumi è una ragazza particolare che si approccia alla vita in maniera differente rispetto agli altri e soprattutto perché la vita per lei è diversa.
A volte, spesso a dire il vero, sa essere molto cattiva e perde le staffe molto facilmente.
Tsugumi è una ragazza arrabbiata col mondo, con le persone che lo abitano e con la vita stessa.
Da quando è piccola Tsugumi è malata, ha una costituzione molto debole e questo non le permette di avere una vita come quella delle altre ragazze della sua età.
Non può camminare per lunghissimo tempo altrimenti il giorno dopo avrà la febbre alta, deve stare attenta agli sbalzi di calore, persino delle emozioni molto forti possono causarle la febbre.
Tsugumi ce l'ha col mondo perché va avanti come se niente fosse, perché va avanti anche senza di lei, anche quando non può lasciare la sua stanza per giornate intere.
E' arrabbiata con le altre persone perché loro possono fare cose che lei non può fare, anche se non lo notano. Possono, per esempio, andare a fare dei viaggi. Lei non potrebbe neanche volendo.
E ce l'ha con la vita perché lei è una persona attiva, piena di idee, e invece non può metterle in atto tutte senza poi doverne pagare le conseguenze.
La vita di Tsugumi è un continuo sali e scendi tra salute e malattia ed è soprattutto uno scendere a compromessi tra quello che può essere fatto e quello che può essere solo immaginato.
La seconda protagonista, quella che narra la storia, è Maria. Una ragazza comune, con aspirazioni comuni e con un carattere particolarmente mite. Ed è anche l'unica che abbia capito a fondo Tsugumi in tutti i loro anni di convivenza.
E Tsugumi stessa spesso si sente capita solo da lei.
Tutta la famiglia tenta di essere buona con Tsugumi assecondando tutte le sue inclinazione e soprattutto non rimproverandola troppo per le cose che fa. Credo che sia veramente sbagliatissimo.
Tsugumi non può essere una ragazza "normale", cioè come le altre. E non trattarla come una ragazza normale, secondo me, non fa altro che aumentare il suo disagio.
Come ci rivela anche lei, tra l'altro, per molto tempo ha dovuto convivere con la paura di morire, di non svegliarsi il giorno dopo e a questo le persone che la circondavano non avevano mai pensato, neanche Maria.
Il mio voto finale è un 4/5 perché la storia non ha una vera conclusione, cioè, è come se non avesse un vero inizio e una fine. Sembra a metà fra qualcosa, insomma.
E poi un po' di penalizzazione gliela do perché fino ad un buon terzo del libro non avevo capito quanti anni avessero le ragazze, specialmente Maria.
Mi sembravano delle bambine ed invece poi Maria va all'Università. Capite da soli che in questo c'è qualcosa che non va!
Invece mi sono ricreduta moltissimo perché mi è veramente piaciuto!
La storia è particolare e la protagonista non è certo una persona comune, anzi.
Tsugumi è una ragazza particolare che si approccia alla vita in maniera differente rispetto agli altri e soprattutto perché la vita per lei è diversa.
A volte, spesso a dire il vero, sa essere molto cattiva e perde le staffe molto facilmente.
Tsugumi è una ragazza arrabbiata col mondo, con le persone che lo abitano e con la vita stessa.
Da quando è piccola Tsugumi è malata, ha una costituzione molto debole e questo non le permette di avere una vita come quella delle altre ragazze della sua età.
Non può camminare per lunghissimo tempo altrimenti il giorno dopo avrà la febbre alta, deve stare attenta agli sbalzi di calore, persino delle emozioni molto forti possono causarle la febbre.
Tsugumi ce l'ha col mondo perché va avanti come se niente fosse, perché va avanti anche senza di lei, anche quando non può lasciare la sua stanza per giornate intere.
E' arrabbiata con le altre persone perché loro possono fare cose che lei non può fare, anche se non lo notano. Possono, per esempio, andare a fare dei viaggi. Lei non potrebbe neanche volendo.
E ce l'ha con la vita perché lei è una persona attiva, piena di idee, e invece non può metterle in atto tutte senza poi doverne pagare le conseguenze.
La vita di Tsugumi è un continuo sali e scendi tra salute e malattia ed è soprattutto uno scendere a compromessi tra quello che può essere fatto e quello che può essere solo immaginato.
La seconda protagonista, quella che narra la storia, è Maria. Una ragazza comune, con aspirazioni comuni e con un carattere particolarmente mite. Ed è anche l'unica che abbia capito a fondo Tsugumi in tutti i loro anni di convivenza.
E Tsugumi stessa spesso si sente capita solo da lei.
Tutta la famiglia tenta di essere buona con Tsugumi assecondando tutte le sue inclinazione e soprattutto non rimproverandola troppo per le cose che fa. Credo che sia veramente sbagliatissimo.
Tsugumi non può essere una ragazza "normale", cioè come le altre. E non trattarla come una ragazza normale, secondo me, non fa altro che aumentare il suo disagio.
Come ci rivela anche lei, tra l'altro, per molto tempo ha dovuto convivere con la paura di morire, di non svegliarsi il giorno dopo e a questo le persone che la circondavano non avevano mai pensato, neanche Maria.
Il mio voto finale è un 4/5 perché la storia non ha una vera conclusione, cioè, è come se non avesse un vero inizio e una fine. Sembra a metà fra qualcosa, insomma.
E poi un po' di penalizzazione gliela do perché fino ad un buon terzo del libro non avevo capito quanti anni avessero le ragazze, specialmente Maria.
Mi sembravano delle bambine ed invece poi Maria va all'Università. Capite da soli che in questo c'è qualcosa che non va!