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giulia_177 's review for:

Tess dei d'Uberville by Thomas Hardy
3.0

Terminato stanotte.
Reazione a caldo: “Adesso lo faccio volare dalla finestra!”
Secondo pensiero: “Sveglierò i vicini, meglio di no!”

Quello di Hardy è un libro complesso, che attinge al pozzo della speranza nel lieto fine, dell’ineffabile certezza che qualcosa accadrà, che Tess si sveglierà dal torpore e prenderà le redini della sua esistenza - lontana da padri, mariti, fratelli, falsi amici, datori di lavoro - tutti facce diverse dell’imponente e ingombrante patriarcato. Una vana illusione.

Come un pesciolino, Tess resta impigliata nella rete dei ruoli di genere, degli stereotipi, dei sensi di colpa per qualcosa per cui, di fatto, non dovrebbe essere colpevolizzata.
La retorica dello stupro come stigma, come sinonimo di impurità per chi lo subisce ma non per chi lo commette - una lettera scarlatta che brucia e marchia a fuoco - è portata allo stremo. La vita di Tess, infatti, si spezza proprio in quel momento, e tuttə la giudicheranno sulla base di un evento che non ha voluto, non ha cercato, e di cui non può essere ritenuta responsabile.

Sicuramente, l’intento di Hardy è una feroce critica ai costumi di una società a lui contemporanea - troppo legata ai ruoli e doveri delle donne, dimentica dei loro diritti - e ci riesce bene.
Basti pensare alla credenza che le donne innamorate non facessero fermentare il latte per farne burro. Sembra il Medioevo, e in realtà siamo a fine Ottocento!!!

La narrazione è scorrevole, le descrizioni sono dettagliate, ma ciò che manca è lo spessore per rendere credibili i personaggi, a partire da Tess, che sembra essere un disco rotto - suona e risuona la stessa melodia - e quando prova a ribellarsi al sistema, ecco che ne è di nuovo vittima.
Non c’è pace per questa anima in pena, il cui destino sembra scritto nel corredo genetico e familiare.

Un libro che non rileggerei, e che - onestamente - non consiglierei nemmeno più di tanto!